Il Parlamento ha una Commissione Parlamentare Antimafia. Dopo sette mesi di inerzia nell’indicazione dei componenti, infatti, la strana maggioranza ha finalmente scelto il presidente: Rosy Bindi (Pd). Non prima però di avere speso un intero mese in discussioni su poltrone e incarichi soltanto ad aumentare il distacco tra politica e cittadini e a dimostrare in maniera plastica quanto questo Parlamento – certo, con diverse responsabilità – senta lontano il tema della presenza e del potere dei clan in Italia e nel mondo.

Adesso tuttavia è il tempo di agire. L’associazione daSud – dopo la petizione lanciata nelle scorse settimane per spingere ad accelerare i tempi dell’insediamento – rilancia un appello perché la Commissione muova i primi passi. Quelli veri. Che non possono essere più influenzati da interessi di parte, da guerre di posizionamento di giornali e associazioni, dall’inadeguatezza dimostrata dalla classe dirigente di questo Paese nell’affrontare la questione mafie.

I prossimi mesi saranno l’occasione per un riscatto di questo Parlamento, di questa Commissione. Un riscatto necessario, e possibile soltanto a partire da un’agenda di lavori chiara e precisa, che metta al centro alcuni punti essenziali per capire fino in fondo in che Paese viviamo, che punti aa riformare lo Stato e la politica. Che non si dia, finalmente, l’obiettivo di combattere contro le mafie ma di sconfiggerle. Renderemo il più possibile pubblici e trasparenti le attività della Commissione. Misureremo il lavoro dai fatti, senza pregiudizi. Senza sconti.

Ecco l’agenda di daSud per la nuova Commissione Parlamentare Antimafia. Un breve vademecum con alcuni questioni centrali e urgenti per cambiare il nostro Paese. Non sono certamente le uniche, forse non esauriscono i temi da affrontare. A noi tuttavia sembrano un buon inizio, su cui valuteremo il lavoro della Commissione. Le stanche, unanimi e retoriche relazioni non bastano più; serve coraggio di analisi e forte azione politica per influenzare parlamento e governo.

1. LE BANCHE E LE PROFESSIONI
La Commissione si occupi del sistema economico-bancario, delle migliaia di operazioni bancarie sospette, dell’assenza totale di denunce e segnalazioni da parte del mondo dei direttori delle filiali bancarie e i professionisti (notai, commercialisti, avvocati, consulenti) che lavorano con i soldi dei clan senza sentirne l’odore.

2. LA SANITA’ TERRENO DI CONSENSO E DENARO
La Commissione deve accendere i riflettori sugli sprechi enormi del sistema nazionale pubblico e privato: come dimostrano numerose inchieste, da Nord a Sud, hanno infatti molto a che fare con la corruzione, il malaffare e le mafie che nel sistema sanitario coltivano consenso sociale e grandi guadagni economici.

3. I RAPPORTI MAFIE-POLITICA
La Bicamerale lavori sul rapporto tra mafie e politica che nasce e va avanti da prima dell’unità d’Italia: nelle relazioni pericolose tra uomini dei clan e partiti, cosche e governo del territorio, faccendieri, mafiosi e uomini dello Stato. Un’inchiesta non soltanto di ricostruzione storica ma che sia capace di guardare al presente e al futuro.

4. IL RADICAMENTO DEI CLAN E LA NUOVA GEOGRAFIA
La Commissione appena insediata avvii un percorso di analisi sulla presenza dei clan mafiosi su tutto il territorio nazionale, con maggiore attenzione ai “nuovi” – saliti alla ribalta delle cronache – radicamenti regionali. A partire da Lazio, Liguria e Veneto.

5. IL GIOCO D’AZZARDO
La Commissione lavori per Approfondire gli affari legati al gioco d’azzardo: nel circuito malato che esiste tra monopoli, concessionari, politica ed esercenti le mafie si inseriscono e fatturano miliardi di euro ogni anno.

6. I BENI CONFISCATI
La Commissione garantisca maggiore trasparenza sulla gestione e destinazione dei beni confiscati e per una corretta applicazione del Codice antimafia che ha assorbito la legge Rognoni-La Torre che viene costantemente aggirata: occorre assicurare più trasparenza, rompere i monopoli, favorire l’accesso a un maggiore numero di soggetti e favorire un maggiore protagonismo reale degli enti locali a supporto di enti e associazioni.

7. LA LEGISLAZIONE CARENTE E L’APPLICAZIONE DELLA LEGGE
La Commissione si impegni per armonizzare e rendere più efficace la legislazione antimafia nel nostro Paese, a partire dal 416 ter (su cui s’è interrotta la discussione nel Paese), dal sostegno ai testimoni di giustizia e ai familiari delle vittime delle mafie e da una nuova formulazione e interpretazione giurisprudenziale e normativa del concorso esterno in associazione mafiosa (vicenda che sempre più investe la realtà italiana). Sulla questione dell’applicazione delle leggi nel territorio nazionale, numerose inchieste, processi e sentenze dimostrano che esiste una disparità di interpretazione del fenomeno mafioso a seconda dei tribunali di competenza e dei diversi gradi di giudizio: la Commissione intervenga su questa questione per applicare il principio costituzionale che la “legge è uguale per tutti” e garantire eguali diritti a tutti i cittadini investendo di questa responsabilità anche i magistrati.

8. IL RUOLO DELL’UNIONE EUROPEA
La Commissione parlamentare Antimafia chieda al Governo di spingere, in sede europea, per il riconoscimento del reato di associazione mafiosa nell’Unione europea e per favorire le collaborazioni tra investigatori in ambito internazionale. Questo passaggio risulta quantomai fondamentale alla luce della capacità delle mafie italiane, ormai accertata, di agire e investire su tutto il territorio europeo con la medesima efficacia.

9 . IL REDDITO ANTIMAFIA, I PROTOCOLLI E L’ACCESSO AL CREDITO
Molte inchieste della magistratura, da Nord a Sud, dimostrano che le mafie hanno e gestiscono consenso sociale sul territorio. Perché assicurano una sorta di welfare dove lo Stato è poco presente, perché in tempo di crisi sono l’unico soggetto in grado di garantire liquidità e potenza economica. Ecco perché la Commissione parlamentare Antimafia deve promuovere un’azione del governo e del Parlamento per l’introduzione in via sperimentale del reddito minimo garantito per i più giovani per offrire loro la libertà di dire “no” al controllo del mercato del lavoro da parte dei clan e della cattiva politica. Deve inoltre promuovere le esperienze, già diffuse in Italia, di emancipazione dalla pressione dei clan da parte degli ordini professionali grazie all’introduzione di codici di comportamento e protocolli etici. Deve infine assicurare un intervento perché lo Stato garantisca le banche e le induca a concedere prestiti alle imprese che vogliono investire in nuove assunzioni e in innovazione senza dover chiedere aiuto e sostegno ai clan sempre pronti a dare il proprio denaro e a prendere possesso di sempre maggiori pezzi di economia legale.

10. ANTIMAFIA COME PREREQUISITO
La Commissione lavori affinché l’antimafia non sia più un capitolo di un programma elettorale dei singoli partiti, un titolo di una pagina internet dei politici o un nome da mostrare come uno spot o come medaglietta o santino. L’antimafia deve essere il punto di vista attraverso cui governare, il prerequisito per l’agire pubblico e politico, il modo di leggere i processi sociali ed economici. Per tale ragione occorre promuovere una riforma dei partiti, controlli più stringenti nella Pubblica amministrazione, l’applicazione di protocolli e normative rigorose nella gestione degli appalti pubblici, l’applicazione immediata della normativa anticorruzione, l’impegno perché nelle scuole e nelle università si studino le mafie e i meccanismi che le rendono così presenti nel nostro Paese, la promozione delle buone pratiche antimafia presenti in tutta Italia e già adottate volontariamente da enti locali, istituzioni, associazioni.