Domenica 19 ottobre, le associazioni Officina Culturale Via Libera e daSud presentano “Amunì”, un docAmunìufilm sul carcere. E su come il sistema può cambiare. Ospite il regista Manuel CoserValentina Calderone, direttrice di “A buon diritto” e Vito Foderà dell’associazione daSud.

L’appuntamento è nella sede di Officina Culturale Via Libera, in via dei Furi 25-27  a Roma. Alle 20.00 inizia l’aperitivo e alle 21.00 la presentazione e intervista a Manuel Coser con la proiezione del film documentario. L’ingresso è gratuito

AMUNI’
Scritto, girato e montato da Manuel Coser
Prodotto da Voci Erranti Con i detenuti della casa di reclusione R. Morandi – Saluzzo dove è stato girato nel mese di settembre 2013
Basato sullo spettacolo teatrale Amunì
testo e regia: Grazia Isoardi
coreografie: Marco Mucaria
luci: Cristian Perria

Suono di secondino, chiavi che ondeggiano seguendo un passo in avvicinamento. Siamo dentro la Casa di reclusione R. Morandi di Saluzzo, provincia di Cuneo, un agente raggiunge la soglia di un’ampia sala sbarrata da una lunga fila di sedie allineate. Ai cancelli esterni del carcere si raduna un gruppo di persone in attesa. E’ il pubblico che assisterà ad Amunì, spettacolo teatrale che apre le porte del carcere e presta il palco ai detenuti per mettere in scena una storia che costituisce una metafora del loro stesso vissuto. A rivelarci la realtà personale che si cela dietro l’allegoria sono le voci di due detenuti in particolare, raccolte da una camera offerta come pagina bianca di diario, dove si depositano vicende, sentimenti e riflessioni di due casi rappresentativi perché eccezionali e comuni. L’uno, col triste primato della detenzione continuativa più lunga in Italia, denuncia l’attuale impianto delle strutture carcerarie, l’altro, con la sempre più comune esperienza di immigrazione finita nelle maglie della criminalità, ci rivela l’umanità indomita di chi soffre una condizione difficile oltre il lecito di quel che comporti la pena da scontare. Una condizione che si fa esperienza drammatica per lo spettatore, con l’intrecciarsi delle testimonianze dirette e della rappresentazione teatrale, fino al culmine finale di questa, in cui si concentra tutta l’esperienza razionale ed emotiva dell’insolito incontro con il mondo dei reclusi.

Ascoltare denunce sulle condizioni di vita in carcere è frequente, per quanto mai sufficiente a farle migliorare, ma incontrare l’umanità dei reclusi ed ascoltare dalla loro viva voce il racconto di quella vita quotidiana è cosa ben più rara. Il percorso laboratoriale che da anni Voci Erranti propone ai detenuti della casa di detenzione di Saluzzo regala loro uno spazio di confidenza dove possono coltivare relazioni e pensieri che vanno oltre la sopravvivenza in carcere. Grazie a questa speciale atmosfera, la telecamera è potuta diventare, come il palcoscenico, un tramite con il mondo di fuori a cui affidare il proprio racconto intimo, la propria verità personale. Il film racconta l’incontro tra mondo dei liberi e dei detenuti, avvenuto grazie all’esibizione teatrale, proponendosi come estensione ed approfondimento di questa esperienza di relazione, denunciando le condizioni in cui vivono i carcerati, proponendo al pubblico l’esperienza dell’inaccettabile non attraverso l’incontro con qualcuno che sta, semplicemente diverso da noi, dietro le sbarre, ma con persone in cui ci siamo potuti riconoscere, seppur solo per qualche istante.