DASUD: IL GOVERNO NON CERCHI SCORCIATOIE PER FARE CASSA

SI APPLICHI FINO IN FONDO LA LEGGE LA TORRE

IL GOVERNO RIVEDA IL SUO APPROCCIO NELLA LOTTA ALLE MAFIE

«Basta tabù. Il Governo non deve avere paura di mettere in vendita i beni confiscati alle mafie: la legge che regola il sequestro e la confisca dei beni va rivista». Queste le dichiarazioni del ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, in due interviste rilasciate alla stampa, sulla possibilità che lo Stato capitalizzi un tesoro immobiliare di 20 miliardi. Per noi rappresentano parole gravi che non possono essere sottovalutate.

È la stessa ministra a sottolineare la criticità delle sue affermazioni quando spiega che esiste per i beni “il rischio che tornino nelle mani dei clan”. E non può certamente rassicurare la ricetta che offre per scongiurare il pericolo (che vogliamo considerare poco più che una superficiale battuta) quando dichiara: “Vorrà dire che saranno nuovamente sequestrati e confiscati e lo Stato ci guadagnerà due volte”. È una modalità inaccettabile, inefficace, irrispettosa nei confronti delle donne e degli uomini della magistratura e delle forze dell’ordine che con sacrificio, ogni giorno, colpiscono le organizzazioni criminali nei loro interessi economici. Ma è soprattutto un’offesa all’intelligenza e al lavoro di Pio La Torre, che volle la legge sui beni confiscati, proprio nel trentennale del suo omicidio per mano della mafia.

Quello che sembra dimenticare la ministra – e con lei Giuseppe Caruso, capo dell’Agenzia del beni confiscati che si dice d’accordo con il ministro e invita ad “abbattere il tabù che l’immobile non possa essere venduto” – è che sui beni confiscati alle mafie esiste già: è una legge di grande civiltà ed efficacia (è la legge 109 del 7 marzo 1996 – Disposizioni in materia di gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati), e aspetta soltanto di essere applicata fino in fondo. Giova ricordare che questa normativa è il frutto di una straordinaria mobilitazione di cittadini che, a metà degli anni Novanta, raccolse un milione di firme per chiedere il riuso sociale dei beni confiscati ai clan.

Oggi secondo i dati (aprile 2012) dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, i beni confiscati in Italia sono 12.083, circa un terzo non può essere utilizzato. Su questi beni infatti spesso gravano le ipoteche bancarie che inibiscono l’utilizzo sociale degli stessi come invece stabilisce la legge. E troppe volte, come segnala lo stesso Caruso, il meccanismo di affidamento si blocca quando il bene arriva nella disponibilità dei comuni.

Farebbe bene il ministro Cancellieri a preoccuparsi di tutto questo, chiedendo alle banche di restituire i beni confiscati alle mafie alle cittadine e ai cittadini di questo Paese violentato dalle mafie e lavorando con decisione per risolvere i problemi, gestire le procedure, rendere più trasparenti e rapidi le assegnazioni, mettere a disposizione dei fondi per le ristrutturazioni. Le altre soluzioni sono soltanto scorciatoie peraltro non originali visto che erano state già pensate e tentate dal governo Berlusconi ricevendo una sonora bocciatura dalla società civile: siamo sicuri che anche questa volta le associazioni antimafia, i sindacati, i partiti, le cittadine e i cittadini alzerebbero le barricate di fronte a una scelta così sciagurata.

L’utilizzo sociale dei beni confiscati ai clan ha un effetto concreto e simbolico molto forte: significa colpire le mafie al portafogli, sostenere l’Italia che lotta contro le cosche e significa anche decostruire l’immagine di potere dei boss sui territori. Vendere i beni vuol dire invece che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà, minare la credibilità – già fragile – delle istituzioni, permettere ai clan di impadronirsi nuovamente dei beni vista la sconfinata capacità economica di cui godono soprattutto in un momento di crisi economica.

Chiediamo che la ministra chiarisca immediatamente la propria posizione e che si esprimano il presidente del Consiglio Mario Monti e tutte le forze politiche che sostengono la maggioranza. Non permetteremo al Governo di uccidere i diritti di tutti nell’interesse di pochi, né di “fare cassa” segnando la vittoria delle mafie. La legge Rognoni-La Torre è attualissima e va applicata fino in fondo, da rivedere semmai è l’approccio del governo nella lotta alle mafie.