Nell’ambito della partnership solidale ARFestival-daSud, stretta in occasione dell’edizione 2022 del Festival del Fumetto di Roma, cinque tra illustratrici e illustratori sono stati chiamati a prendere parte attiva alla call for artist Cambiamo Musica: l’asta a sostegno dell’Associazione antimafie daSud e delle attività per il contrasto della dispersione scolastica e per il rilancio del territorio che svolge nella periferia del quadrante est della Capitale. Ciascun/a artista è stato/a chiamato/a a realizzare un’opera illustrata – su un supporto non convenzionale, quale il vinile – ispirata a una figura rappresentativa della lotta alla criminalità organizzata, dei movimenti sociali e delle trasformazioni culturali che hanno rivoluzionato le pratiche di azione e di educazione nella storia del nostro Paese. Il fumettista e illustratore Gianluca Costantini ha realizzato per questa occasione l’opera in vinile ispirata a Giuseppe Valarioti.

Scopri l’artista e la figura a cui l’opera si ispira!

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GIANLUCA COSTANTINI

Gianluca Costantini si diploma all’Istituto d’Arte Gino Severini di Ravenna nel 1991 in Arte Applicata e all’Accademia di Belle Arti di Ravenna in Decorazione nel 1995. Inizia ad esporre nella storica galleria La Bottega. Il suo lavoro prosegue tra contaminazioni che vanno dal mosaico al cyberpunk.

Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, i cui insegnanti sono Fabrizio Passarella, Vittorio D’Augusta, Guido Guidi, Antonio Violetta, Carlo Branzaglia e Claudio Spadoni.

Nel 1993 pubblica la prima rivista di fumetti Schizzo n°5, curata da Massimo Galletti per il Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona. Nel 1994 inizia la sua collaborazione con Il manifesto e la rivista Neural cyberpunk e la rivista d’arte contemporanea Museo Teo Art Fanzine. Nel 1994 conosce l’artista di graffiti Marco Teatro e collabora con gli Happening di fumetto e illustrazione a Milano, Bologna, Roma, Torino e Lugano.

Pubblica per Underground Comics Magazine Interzona, Katzyvari, Alter Vox Magazine, Tribù Magazine d’urto, Fagorgo, Stripburger (Slovenia), Milk and Vodka (Svizzera), laikku (Finlandia), Kerosene, e Garabattage (Spagna).

nel 2009 pubblica “Il domatore di tartarughe di Istanbul” scritto da Elettra Stamboulis, una graphic novel che racconta la vita dell’intellettuale Osman Hamdi Bey.

Nel 2009 ha esposto alla Lazarides Gallery di Londra, nel 2010 al Salon du dessin contemporain e al Carousel du Louvre di Parigi. Nel 2014 ha esposto al Dox Centre for the Contemporary Art di Praga e all’Humor Graphic Museum di Diogenes Taborda a Buenos Aires. In Italia espone insieme alle opere di Alighiero Boetti al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone nel 2013.

Nel 2016 Gianluca Costantini è stato accusato di terrorismo dal governo turco per i suoi disegni.

Nel 2016 ha accompagnato le attività di DiEM25 Democrazia in Europa Movimento 2025, movimento fondato da Yanis Varoufakis e collabora attivamente con Ai Weiwei.

I suoi ultimi libri sono Fedele alla Linea (Edizioni BeccoGiallo, 2018) e Libia (Mondadori, 2019).

Gianluca Costantini è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna dal 2009, Macerata e Ravenna dal 2012.

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GIUSEPPE VALARIOTI
Rosarno, 1° marzo 1950 – Nicotera, 11 giugno 1980

Messina, Facoltà di Lettere e Filosofia. È il 19 febbraio 1974 quando Giuseppe Valarioti discute la sua tesi di laurea dal titolo “Lingua e stile in Ammiano Marcellino”, storico romano di età tardo-imperiale. I suoi genitori Antonio e Caterina sono partiti da Rosarno e hanno attraversato lo Stretto per essere lì con lui, con gioia e orgoglio. Il sogno di avere un figlio professore, che potesse guadagnarsi da vivere lontano dalla fatica e dal sudore dei campi, si è realizzato. Imparare, andare avanti e migliorarsi. Così Peppe, primo della sua famiglia a entrare all’università, aveva condotto il suo percorso di studi.

L’antica Rosarno si chiama Medma, la mitica e misteriosa città della Magna Grecia nata oltre 2500 anni fa. Sulla sua storia si conosce poco, per questo Giuseppe Valarioti vuole riscoprirla, per darle nuova vita. L’archeologia, d’altronde, è una delle sue passioni-ossessioni. Peppe sa che Medma è un bene prezioso e intuisce che quella scarsità di informazioni nasce dalla mancanza di fondi, di visione e di interventi strutturali da parte delle istituzioni volte a garantire difesa e valorizzazione del patrimonio storico. Quando può, intanto, Peppe parla della città antica dei tempi dei Greci. Ne visita le rovine e per ogni singola pietra svela trame, miti e storie. Peppe sa che conoscere e raccontare il proprio territorio è crescita culturale e civile. Tutelarlo è un dovere che può trasformarsi in un’opportunità di progresso economico e occupazionale.

Gli anni ’70 italiani sono segnati dalla violenza come arma di lotta politica. Attentati, bombe nelle piazze e sui treni, intimidazioni, omicidi e gambizzazioni. La Rosarno di allora non sfugge al clima pesante che si respira nel Paese. Un’atmosfera di terrore in cui soffia forte il vento della ‘ndrangheta, che in quel decennio si trasforma e si rafforza, dando vita a “La Santa”. L’opposizione democratica alla mafia non si arresta nella Piana di Gioia Tauro. Tra i protagonisti di quella stagione c’è Peppino Lavorato, insegnante e storico esponente del Pci calabrese. Peppino nel 1979 parla pubblicamente, rompendo un tabù, di “estorsione mafiosa del voto”. Nella primavera del 1980 la sua auto viene data alle fiamme. A quel rogo, seguono minacce e intimidazioni. Sono i giorni, tesissimi, della campagna elettorale per le amministrative. Peppino è il maestro politico di Peppe Valarioti. Ha riconosciuto in lui l’anima del comunista e il talento giusto per fare politica da protagonista.

Sarà lui a volerlo segretario della sezione del Pci di Rosarno.

Valarioti viene ucciso dalla ‘ndrangheta davanti ad un ristorante di Nicotera, una manciata di chilometri dalla sua Rosarno, dopo una serata di festa con i compagni di partito, l’11 giugno del 1980. Si era iscritto al Pci tre anni prima di quella notte di festa, con l’Italia in fiamme e Rino Gaetano a cantare l’Aida. Nel 1977, Peppe aveva già un titolo di studio con cui provare a guadagnarsi da vivere. Peppe è morto dopo aver vinto una campagna elettorale dura e tesa, fatta di minacce e intimidazioni, in cui ha condannato i tentativi della mafia di controllare una delle cooperative agricole della zona ed annunciato la costituzione di un nuovo soggetto economico, per combattere clientelismo e corruzione.

Aveva solo trent’anni, quel ragazzo con la passione del contadino e la calma del pensatore. La sua morte sarà un giallo.

Un caso politico, uno dei tanti con cui questo Paese non ha fatto i conti.

Peppe era un comunista ucciso negli anni della Guerra Fredda.
Aveva una fidanzata, Carmela, una ragazza forte e riservata con cui condividere l’amore per la vita. Era pieno di passioni e di interessi Peppe. Voleva impegnarsi per la sua terra. Voleva parlare ai giovani. Per questo diceva sempre: Se non lo facciamo noi, chi deve farlo?