Nell’ambito della partnership solidale ARFestival-daSud, stretta in occasione dell’edizione 2022 del Festival del Fumetto di Roma, cinque tra illustratrici e illustratori sono stati chiamati a prendere parte attiva alla call for artist Cambiamo Musica: l’asta a sostegno dell’Associazione antimafie daSud e delle attività per il contrasto della dispersione scolastica e per il rilancio del territorio che svolge nella periferia del quadrante est della Capitale. Ciascun/a artista è stato/a chiamato/a a realizzare un’opera illustrata – su un supporto non convenzionale, quale il vinile – ispirata a una figura rappresentativa della lotta alla criminalità organizzata, dei movimenti sociali e delle trasformazioni culturali che hanno rivoluzionato le pratiche di azione e di educazione nella storia del nostro Paese. La fumettista e illustratrice Sara Colaone ha realizzato per questa occasione l’opera in vinile ispirata a Danilo Dolci.

Scopri l’artista e la figura a cui l’opera si ispira!

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SARA COLAONE

Sara Colaone è autrice di fumetti, illustratrice e docente. Tra le sue opere, Georgia O’Keeffe, Amazone de l’art moderne (con Luca de Santis, Steinkis -Centre Pompidou, 2021), Evadées du Harem (con Alain Quella Villeger e Didier Quella Guyot, Steinkis 2020), Tosca (Solferino, 2019), Ti Ho visto (Pelledoca, 2019), In Italia sono tutti maschi (con Luca de Santis, Kappa ed. 2008, Oblomov 2019 – Miglior Fumetto, Micheluzzi 2009), Ariston (Oblomov 2018), Anna e la famosa avventura nel bosco stregato (con Luca Tortolini, Bao Publishing House, 2018) e Leda (con Francesco Satta e Luca de Santis, Coconino Press 2016), con cui ha vinto il prestigioso Gran Guinigi a Lucca Comics & Games 2017. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Bologna e collabora con il MOdE – Museo Officina dell’Educazione dell’Università di Bologna. Per la rivista “Nuovi Argomenti” cura la sezione dedicata al fumetto.

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DANILO DOLCI
Sesana, 28 giugno 1924 – Trappeto, 30 dicembre 1997

«Sos, Sos… siamo i poveri cristi della Sicilia occidentale e questa è la radio della nuova resistenza. Qui si sta morendo…»

Il 25 marzo del 1970 furono in pochi, anzi pochissimi, ad ascoltare il messaggio disperato lanciato dai 98,5 Mhz della modulazione di frequenza e sui 20.10 delle onde corte. Pochi all’inizio, alle 17:30 di quel pomeriggio rimasto nella memoria, ma sempre di più, una valle intera, durante le 26 ore di vita della prima radio locale italiana della storia: la Radio Sicilia Libera ispirata da Danilo Dolci.

Per ricordare quei giorni, Navarra Editore (www. navarraeditore.it) regala l’ebook Danilo Dolci, La radio dei poveri cristi, curato da Salvo Vitale e Guido Orlando. Radio 100 Passi e il circuito 100 passi medianetwork (radio100passi.net), che riunisce emittenti su tutto il territorio nazionale, ricorderà quell’esperienza riproponendo ampi stralci originali di quella trasmissione, l’intervista a Pino Lombardo e ad Amico Dolci, figlio di Danilo.

«Sos, Sos… la popolazione del Belice è abbandonata, qui tra lo Jato e il Carboi viviamo nello sfascio, siamo dei poveri cristi…». 

Due anni prima c’era stato il terremoto. Quattrocento morti, anziani, donne, bambini, settanta mila sfollati. Interi paesi rasi al suolo dalla furia della natura. I sopravvissuti stavano affrontando un altro inverno dentro le baracche, il secondo di chissà quanti altri ancora, senza né luce né riscaldamenti, in situazioni igieniche infami. E nel frattempo i boss della mafia e i politici corrotti si spartivano i miliardi della ricostruzione.

«Sos, Sos… aiutateci, questa è la radio dei poveri cristi, l’unico mezzo che abbiamo per farci sentire. L’articolo 21 della Costituzione dice che tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Non ci fermeremo…».

E invece Franco Alasia e Pino Lombardo, due giovani uomini di cultura che da anni lavoravano al fianco di Dolci, il sociologo, filosofo, pacifista, scrittore, poeta che aveva scelto Trappeto per fondare la sua comunità- laboratorio “Borgo di Dio”, furono bloccati dai carabinieri dopo un giorno di denunce e accuse pronunciate al microfono. Decine di uomini fecero irruzione come se in quella stanza di Palazzo Scalia ci fosse un summit di mafia. Armi in pugno, bloccarono Franco e Pino, che si erano barricati nei locali. Trovarono un bidone con cento litri di benzina che sarebbe dovuto servire ad allontanare chiunque si fosse avvicinato, sequestrarono le modeste attrezzature radiofoniche e arrestarono i due amici di Dolci.

«Pensavamo che a un certo punto avrebbero staccato la corrente elettrica, mai avremmo immaginato un blitz di quelle proporzioni – raccontò qualche tempo fa Pino Lombardo, che all’epoca aveva 32 anni e dopo essere rientrato dal Venezuela, dove era stato maestro elementare, e calzolaio e macellatore di polli, era rimasto affascinato dalle idee e dal carisma di Dolci. Pino era l’allievo prediletto del sociologo triestino, insieme a Franco Alasia, studente operaio di Sesto San Giovanni che aveva fatto il viaggio degli emigranti all’incontrario e dal ricco Nord si era trasferito nel Sud più povero e derelitto per coltivare l’utopia di un mondo nel quale tutti gli uomini erano davvero liberi e uguali.

Non lo sapevano Pino e Franco che cinquant’anni dopo in tanti avrebbero ancora ricordato quella folle impresa. Non immaginavano, forse, che grazie a loro per la prima volta una voce che non fosse di Stato, aveva violato l’inviolabilità dell’etere. Sì, la radio dei poveri cristi della Valle dello Jato fu la prima emittente libera d’Italia. Ben prima di Milano International, Radio Parma, Radio Biella, che arrivarono soltanto cinque anni più tardi dando vita a una stagione di radio libere, e anche un po’ pirata, che ha segnato intere generazioni.

Quell’esperimento durato appena lo spazio di un giorno aveva dato ragione al sociologo triestino che combatteva dalla parte di chi non aveva voce: «Per evitare al massimo inciampi, bisogna trasmettere da acque extraterritoriali, magari su un’imbarcazione che non batte bandiera italiana», ripeteva ai suoi amici. Franco e Pino erano stati fermati ma il germe della radio, in un momento nel quale esisteva solo la verità della Rai, era stato lanciato. E forse non è un caso che questa piccola rivoluzione culturale sia partita da una Sicilia laboratorio che non ha mai intuito del tutto le sue potenzialità.

Alle 17,30 di quel 25 marzo di cinquant’anni fa, la piazza di Partinico cominciò a riempirsi quando si udirono le prime parole di Pino Lombardo e Franco Alasia. Una folla guidata proprio da Danilo Dolci fece da scudo umano a quei due visionari asserragliati a Palazzo Scalia. Riuscirono a resistere fino all’irruzione dei carabinieri, furono processati, condannati e poi amnistiati. Alla fine lo Stato gli restituì le apparecchiature, i generatori elettrici e persino i fusti con i cento litri di benzina.

L’esperienza di Danilo Dolci, l’idea di una radio politica ripresa qualche anno dopo da Peppino Impastato, aveva vinto. Scrisse Italo Calvino: «A vegliare a Partinico stanotte è la coscienza d’Italia, una coscienza che è per così poca parte rappresentata dalla classe dirigente, e che è amaro privilegio dei poveri». Da quel giorno niente fu come prima.

Quella di Dolci è una figura che rifugge da qualunque tipo di classificazione: poeta, educatore, attivista, sociologo, protagonista delle lotte non violente contro la mafia nel suo paese d’origine (Partinico, in provincia di Palermo), Dolci dopo un breve viaggio in Sicilia decide di ritornarci e mettersi al fianco degli ultimi. Ribattezzato come il “Ghandi della Sicilia”, il suo attivismo e il suo approccio rivoluzionario gli valsero due candidature al Nobel per la Pace. Artefice di un grande movimento popolare che sfociò in quello che è passato alla storia con l’espressione di “sciopero alla rovescia”, Dolci era convinto che nessun vero cambiamento potesse prescindere dal coinvolgimento e dalla partecipazione diretta degli interessati, vera leva per la crescita comune, condivisa e plurale.