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Accolta la richiesta dei promotori della campagna Filiera Sporca di colpire tutte le aziende che traggono vantaggio dallo sfruttamento del lavoro. “Ma senza la pubblicazione dell’albo dei fornitori, il piano rischia di fallire” dichiarano Terra!Onlus, daSud e Terrelibere.org

“Qualcosa si muove, dopo le drammatiche morti di sfinimento di tre lavoratori nei campi del sud, nel contrasto al caporalato e alla schiavitù nelle campagne italiane. Tra le misure annunciate dal ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, e dal ministro Giustizia, Andrea Orlando, siamo contenti di apprendere che è stata accolta una delle proposte contenute nel rapporto Filiera Sporca: la “responsabilità in solido” dei soggetti che traggono vantaggio dallo sfruttamento del lavoro. Tuttavia è necessario che la responsabilità in solido valga per tutti i soggetti coinvolti nella produzione agroalimentare, altrimenti il piano rischia di fallire”.
E’ il commento delle associazioni Terra!Onlus, daSud e Terrelibere.org, promotrici della campagna Filiera Sporca, agli interventi normativi del Governo per fronteggiare il fenomeno del caporalato. “Adesso bisogna puntare alla trasparenza della filiera – continuano le associazioni – per mettere in condizione i cittadini di essere consapevoli. Ci auguriamo che il Ministro Martina voglia incontrarci al più presto per poter affrontare il tema dell’etichetta trasparente”.
Nell’anno di Expo 2015 il rapporto Filiera Sporca, consegnato al capodipartimento del ministro Martina a fine luglio, ha ricostruito il percorso dei frutti dai campi agli scaffali dei supermercati individuando il cuore della filiera: un ceto di intermediari che accumula ricchezza, organizza le raccolte usando i caporali, determina il prezzo impoverendo i piccoli produttori e acquistando i loro terreni, causa la povertà dei migranti e negandogli un’accoglienza dignitosa.
Alla campagna, tra gli altri, hanno aderito Amnesty International, Medici Senza Frontiere, Emergency, Medu e Flai Cgil. Tre le richieste principali elaborate a seguito di una ricostruzione accurata dei passaggi della filiera, dentro cui si nascondo le cause dello sfruttamento:
- un’etichetta narrante che metta in condizioni i cittadini di essere consapevoli
- un elenco pubblico dei fornitori dell’intera filiera
- la responsabilità solidale delle imprese che devono rispondere in solido nei casi di sfruttamento e caporalato.