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Non era mai successo prima. A distanza di sette mesi dall’inizio della legislatura, il Parlamento italiano è ancora orfano di una delle sue più importanti commissioni: quella Antimafia. L’argomento suscita evidentemente poca attenzione sulle pagine dei più grandi quotidiani nazionali, eppure questo ritardo è giorno dopo giorno sempre più grave e ingiustificabile.

Cosa sta accadendo? Innanzitutto i due principali partiti della strana maggioranza, Pd e Pdl, rivendicano per sé la presidenza della Commissione, bloccandone di fatto l’insediamento. Le altre forze politiche invece, evidentemente, non considerano la commissione un’urgenza e una necessità. Colpevolmente.

Nel frattempo il Paese boccheggia in una crisi che è economica, politica e sociale insieme. Terreno fertile per le mafie che, infatti, accumulano patrimoni da capogiro e conquistano pezzi sempre più significativi del nostro Paese. Nel silenzio.

E invece, proprio in questo contesto, la Commissione Antimafia avrebbe potuto e dovuto dire la sua. Sui cambiamenti del sistema economico causato dai soldi sporchi dei clan. Sulla modifica del reato di voto di scambio, per esempio. Sul tema dei giochi d’azzardo. Sulle infiltrazioni delle cosche nei partiti e nelle amministrazioni. Sui nuovi territori di presenza mafiosa, a partire dalla città di Roma. E sui beni confiscati, argomento sul quale la politica dovrebbe avviare una seria riflessione. Mentre infatti a fine agosto veniva evitata per un soffio la vendita all’asta della tenuta di Suvignano, in Toscana, la Legge Rognoni-La Torre continua a essere impunemente aggirata.

Per tutte queste ragioni non c’è più tempo da perdere. I partiti evitino la retorica antimafiosa e smettano di nascondersi dietro simboli e simulacri. Le vittime innocenti della mafie e tutti i cittadini e le cittadine di questo Paese meritano di più. Attivino piuttosto subito la commissione parlamentare Antimafia indicando presto un’agenda di lavori urgenti da compiere, di inchieste da svolgere. Facciano un dibattito approfondito al proprio interno e assumano il punto di vista antimafia come un prerequisito del proprio agire. Viceversa il futuro del nostro Paese resterà per sempre compromesso. Le responsabilità a quel punto avranno nomi e cognomi.