Tor PignattaraTorpignattara è un quartiere fragile: densità abitativa altissima, servizi primari inadeguati (viabilità, trasporto pubblico, scuola, raccolta dei rifiuti), presenza di situazioni di disagio sociale ed economico molto forte. Ma quel che è peggio, a Torpigna si ha la sensazione di non avere reti di protezione di nessun genere e la conseguenza si manifesta in comportamenti autoreferenziali: attraverso dove mi pare, getto l’immondizia per strada, piscio quando ne ho voglia e dove capita, tengo aperto il mio negozio ad ogni ora e me ne fotto di quel che succede appena fuori, fosse anche una rissa con le spranghe. Guardo le sale slot che sostituiscono i negozi e me ne fotto; o magari ne apro una. Intravedo lo spaccio di eroina e penso, per sicurezza e tranquillità, che gli spacciatori lavorino in proprio – quasi delle partite IVA della droga – e non che dietro ci siano camorra e ‘ndrangheta.

A Torpigna o rimani solo (tu e la tua famiglia, in qualsiasi modo essa si configuri) o entri in un gruppo che può proteggerti dagli altri. Per questo diventi un commerciante italiano e chiedi ai vicini di comprare solo dai negozi italiani, per risolvere così il problema degli immigrati (richiesta che ho sentito fare domenica, nel corso di in una manifestazione contro gli spacciatori). Oppure fai leva sul tuo essere uno storico residente del quartiere, ti dichiari assediato e giustifichi qualsiasi gesto di reazione anche violenta, come ci ha mostrato la manifestazione in difesa del ragazzino che ha ucciso a mani nude un clochard pakistano. Se sei un immigrato è probabile che ti rifugi nella tua comunità nazionale, affitti un “posto-testa” (messo a disposizione da italianissimi proprietari), mangi in casa di tue connazionali incaricate di cucinare, ti ritrovi davanti a qualche bar e vivi anche tu quella sensazione di assedio.

O puoi essere un immigrato italiano, come me, che si è trovato a vivere in questo quartiere e – tutto sommato – di fronte a questi problemi potrebbe decidere di andare via. Ma non lo fai perché delle radici (anche piccole) da qualche parte devi pur metterle e non vuoi galleggiare in un quartiere-dormitorio. Sembra di vivere nel film di Spike Lee “Fa la cosagiusta”: siamo tutti qui, stiamo tutti male. E’ il caso di partecipare alla prossima assemblea del Comitato di Quartiere.

Giuseppe Nobile