L’80% del patrimonio agricolo finora censito tra i beni del Demanio e degli Enti pubblici,venduto all’asta al migliore offerente, con una base superiore ai 100mila euro. E con un vincolo d’uso di soli 20 anni. La svendita del patrimonio agricolo ad opera del Governo Renzi è iniziata ieri con la pubblicazione di quelli che sono solo i primi avvisi del decreto ‘Terrevive’ e che riguardano la Lombardia, l’Emilia Romagna, la Toscana, le Marche, la Basilicata, la Puglia e la Sicilia.

Cooperative e associazioni che in questi anni, a Roma e nel Lazio, hanno rivendicato la tutela del territorio, il diritto al lavoro qualificato e la fruibilità degli spazi verdi e delle aree agricole, condannano la scelta di fare cassa con un bene non riproducibile. Al ministro del Mipaaf Maurizio Martina che non ha voluto segnare un cambio di passo rispetto ai suoi predecessori, chiediamo due atti di buon senso: recuperare la responsabilità per le future generazioni fermando la vendita delle terre e non strumentalizzare le battaglie dei giovani agricoltori senza terra. In nessun modo il decreto ‘Terrevive’, infatti, è stato pensato per agevolare i nuovi agricoltori: perfino il diritto di prelazione è solo a parità di prezzo offerto. Chi sono quindi i soggetti che dispongono di ingenti somme di denaro tali da comprare il patrimonio pubblico all’asta?

Anche i termini utilizzati e i principi sui quali si basa il Decreto del 20.05.2014 lasciano spazio a molti dubbi. Si parla infatti di dismissione per alienazione o locazione di terreni agricoli e di terreni “a vocazione agricola”. Ciò vuol dire che potrebbero essere messi a bando anche terreni che hanno vocazione agricola ma diversa destinazione urbanistica. E in tal senso il vincolo di destinazione previsto dal Decreto non darebbe nessuna garanzia contro eventuali speculazioni in quanto prevede che per vent’anni non possa essere attribuita una destinazione diversa da quella agricola non che la destinazione debba essere agricola. Inoltre il valore posto a base d’asta è stato calcolato, sempre secondo quanto disposto dal Decreto, sulla base dei Valori Agricoli Medi (VAM) tabellari senza specificare però se questi siano stati applicati alle coltivazioni realmente in atto o alla qualità catastale, generando così possibili effetti fortemente sperequativi nelle stime.

Non serve forzare l’immaginazione insomma per capire che il ministro Martina sta servendo un piatto ghiotto a coloro che vorranno speculare sulle terre pubbliche. Il decreto ‘Terrevive’ inoltre smentisce molte Regioni che vanno nella direzione di regolamentare affitti e bandi per la gestione virtuosa del patrimonio pubblico escludendo l’ipotesi di alienazione. Per questo chiediamo agli amministratori di Roma e del Lazio di sottoscrivere il nostro appello se hanno a cuore le loro politiche locali.

 Cooperativa Agricola CO.R.AG.GIO., Associazione daSud, Terra!Onlus, Equorete, Centro Internazionale Crocevia