Giovedì  17 dicembre ore 20 Spazio
RACCONTARE LA RESISTENZA OGGI
UNO SPETTACOLO TEATRALE LA CERIMONIA SUI RACCONTI DEI PARTIGIANI
UN LIBRO FOTOGRAFICO LA MORALE DELLA FAVOLA


Presentazione più  performance teatrale
Ne discutono con daSud:

Ferdinando Vaselli, autore e attore teatrale
Marco Trulli, curatore libro, presidente Arci Viterbo
Daniele Vita, fotografo e autore del Progetto fotografico La Morale della Favola

Con la testimonianza di
Teresa Vergalli, Staffetta partigiana

 






LA CERIMONIA

di Ferdinando Vaselli

Un altro spettacolo sulla guerra e sulla resistenza? Un altro spettacolo sulla memoria? Ma perché c’è stata una resistenza a Viterbo? Da qui inizio a ragionare quando mi propongono di realizzare questo nuovo spettacolo.

Un’altra piccola cerimonia da festeggiare con i vecchi sempre più vecchi e i giovani sempre più lontani.

A che serve raccontare la resistenza?

Penso che raccontare il mito fondativo della resistenza significa anche confrontarsi con la retorica della celebrazione che si è fatta a sinistra. La resistenza ha spesso trattato i fascisti come corpo estraneo non chiamando mai guerra civile ma guerra di liberazione. Confrontarsi con il mito fondativo della resistenza significa raccontare anche quella zona grigia a cui molti italiani hanno aderito: funzionari, poliziotti, prefetti, cittadini comuni e tutta quella maggioranza silenziosa pronta a scendere in piazza per applaudire il duce prima ed infierire poi sul suo corpo a Piazzale Loreto, quelle masse morbosamente attratte dalle calze e sull’intimo della Petacci riversa a testa in giù .  

Da qui è  nata l’idea della Cerimonia.  Pochi giorni dopo incontro una banda di 20 ragazzini dai 7 ai 18 anni, sono di Vallerano, si chiamano Orchestralunata. Suonano musiche balcaniche. Mi immagino a raccontare le storie nelle sagre, nelle feste, ma pure nei teatri.

Ne parlo pure con Raffaella Misiti, la cantante degli Acustimantico (gruppo klezmer-rock romano), mi sembra contenta e così inizio a scrivere, anzi ad intervistare. Sono sette interviste, sette storie di ragazzi, che dopo l’8 settembre ’43, hanno scelto per varie motivazioni di far parte più o meno attiva della resistenza. Sono in qualche modo legate alla provincia di Viterbo. Si tratta naturalmente di una resistenza minore, fatta di piccole storie. Ad accompagnarmi in questo viaggio c’è Daniele Vita, che li fotografa con la sua Hassemblad. Il suo lavoro diventerà una mostra dal titolo morale della favola… Volti, racconti e luoghi della resistenza nella Tuscia’. La mostra racconta sette ritratti, sette voci, sette album familiari, per ascoltare sette morali della favola più atroce dell’età moderna.

Il primo si chiama Giacomo, è piccolo secco e porta un bastone.

Non so stato mai un granchè come oratore mi dice. Poi apre un libro, rosso, ben rilegato, si mette gli occhiali e legge.

L’ha scritto lui, ha raccolto articoli, memorie, fotografie. In modo certosino.

Commenta i pezzettini, le parole si perdono, sono parole ancora da sistemare, che prova a riacchiappare ma che gli scappano via come passeretti liberati.

Lo spettacolo racconta di un viaggio, dall’infanzia, all’adolescenza fino alla maturità di un ragazzino con la cianca cionca dal passo trezzicato.

Poi arriva l’idea di fare una pubblicazione, un libro che mette insieme testo dello spettacolo e mostra fotografica. Coinvolgiamo inoltre vari artisti tra cui Andrea Rivera (quello dei campanelli in Parla con me), Claudio Lazzaro (autore del documentario Nazirock), i gruppi musicali Offlaga Disco Pax, Yo Yo mundi, Kai Zen (collettivo di scrittori) e Daniele Timpano (autore dello spettacolo Dux in scatola). A tutti chiediamo  “ha ancora senso ancora parlare di resistenza?“

Mettiamo dentro anche le riflessioni di Manuel Anselmi ed Antonello Ricci.

I racconti mi emozionano, vedere i vecchietti che piangono, sempre nello stesso punto, come attori consumati, vivere la stessa storia come un eterno presente, come fanno i bambini. Le cerimonie no. Tentare di fermare gli istanti, fotografare, rimanere in silenzio.