Appalti, corruzione, gioco d’azzardo, beni confiscati e formazione: presentati i risultati delle attività svolte dai Municipi di Roma Capitale a un anno dalla firma del protocollo lanciato dall’Associazione daSud. «Nessun ente ha rispettato tutti gli impegni, molti i risultati sconfortanti. Soltanto alcune le sperimentazioni interessanti»
«Mafia Capitale, preoccupa la poca consapevolezza della politica»

«Dopo un anno di attività il quadro che ci troviamo di fronte è negativo: bisogna fare di più». È  il bilancio tracciato, questa mattina, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Incontro, dall’Associazione daSud a un anno di distanza dalla firma del protocollo “Municipi Senza Mafie”: la carta d’intenti sottoscritta, il 18 novembre 2013, da tutti i presidenti dei Municipi di Roma Capitale con l’obiettivo di prevenire e contrastare il radicamento mafioso sul territorio, a partire da cinque temi strategici: la gestione degli appalti, le pratiche anti-corruzione, il contrasto del gioco d’azzardo, la valorizzazione dei beni confiscati e la promozione della formazione e dell’istruzione.

«Nessuno dei 15 municipi – ha dichiarato il portavoce di daSud, Danilo Chirico – ha infatti rispettato fino in fondo gli impegni assunti. Se inoltre si considera che alcuni municipi hanno messo in campo attività trascurabili, sia sotto il profilo formale sia sostanziale, il dato diventa ancora più negativo. Siamo preoccupati, anche perché la recente inchiesta su Mafia Capitale ha dimostrato l’esistenza di un vero e proprio sistema politico, economico e sociale di stampo mafioso. Un sistema che, dal nostro punto di vista, può essere contrastato soltanto se la classe dirigente della città e gli amministratori locali in primis acquisiranno una consapevolezza del tema che ancora purtroppo non vediamo. C’è un tentativo di derubricare la questione mafiosa a semplice tangentopoli che preoccupa e che va contrastato per costruire un futuro positivo per la città».

Primo documento nel suo genere a Roma, il protocollo “Municipi Senza Mafie” si proponeva di dare seguito non a promesse simboliche ma a impegni precisi, concreti e verificabili su appalti, corruzione, gioco d’azzardo, beni confiscati, formazione e istruzione. Dopo un anno di lavoro, c’era la necessità di verificare gli impegni presi.

«L’obiettivo di tracciare un primo bilancio sul protocollo non è certo quello di dare pagelle o di individuare buoni e cattivi, né quello di agire sull’onda emotiva dell’inchiesta “Mondo di Mezzo” – ha dichiarato Cinzia Paolillo, presidente di daSud –. Municipi Senza Mafie è uno strumento che deve servire a richiamare l’attenzione della città sul tema delle mafie, ad avviare sperimentazioni amministrative volte a promuovere meccanismi di partecipazione, a diffondere e applicare buone pratiche antimafia a partire dai municipi, che sono il primo presidio di democrazia del territorio e l’istituzione più prossima ai cittadini».

Scorrendo le attività svolte dai municipi, nel campo degli Appalti si segnala, tra gli altri, il Municipio 3, nel campo dell’Anticorruzione il Municipio 11, sulla Formazione il Municipio 7, nel contrasto al Gioco d’azzardo il Municipio 1, sui Beni confiscati ancora il Municipio 1. In tutti i casi, si tratta comunque di atti amministrativi e  sperimentazioni che rappresentano solo un primo passo verso l’adozione di buone pratiche antimafia a tutela del territorio. Più in generale, i municipi che meglio hanno interpretato il Protocollo sono stati il primo, il terzo e l’undicesimo.

Alla luce di quanto rendicontato e di fronte alla grave situazione che la città di Roma sta affrontando, l’Associazione daSud chiede a tutti i presidenti dei municipi di Roma Capitale nuovi impegni. Nello specifico, chiede di:

  • Applicare e aggiornare tutti i punti previsti dal protocollo “Municipi Senza Mafie”, al fine di rispettare l’impegno preso con i cittadini e fare dell’antimafia un prerequisito dell’agire politico e pubblico.
  • Avviare una discussione pubblica sul futuro della città promuovendo consigli municipali sul tema delle mafie aperti al contributo delle associazioni e dei cittadini.
  • Sperimentare percorsi di partecipazione dei cittadini all’amministrazione pubblica al fine di costruire strumenti di trasparenza amministrativa.
  • Fare pressione su Comune e Regione affinché il tema delle mafie venga riportato al centro del dibattito politico e pubblico.

 PER APPROFONDIREI DETTAGLI DEL PRIMO BILANCIO SU #MUNICIPISENZAMAFIE