Cinque milioni e mezzo di nuovi poveri, un milione di Under 18 a rischio e mafie pronte a cibarsi della disperazione e dei bisogni dei più deboli

Il #Restart più difficile di tutti per fare della crisi un’opportunità di cambiamento reale per il contrasto delle disuguaglianze e per la riaffermazione dei diritti

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Foto di Free-Photos da Pixabay

Roma, 3 dicembre 2020 – Il primo dicembre di 50 anni fa il parlamento italiano approvava la legge sul divorzio. Mancava poco alla fine di quel 1970 che avrebbe spianato la strada a una grande stagione di conquiste nell’ambito dei diritti civili e sociali. Quelli successivi, lo sappiamo, furono anni rivoluzionari: per i diritti dei lavoratori, delle donne, delle madri e non solo. Un periodo d’oro, che oggi ci sembra lontano anni luce.

Come allora, anche oggi ci avviamo verso la conclusione di un anno. Un 2020 maledetto, da cui tutto potevamo aspettarci fuorché una pandemia globale, che passerà agli annali di storia per le generazioni future. Così, a differenza di allora, l’unica strada che ci sembra spianarsi è quella di una stagione buia, segnata da una inesorabile involuzione civile, sociale, economica, politica e culturale, di cui a beneficiarne – come già sta avvenendo – saranno le mafie, sempre pronte ad agire nell’ombra e a cibarsi della disperazione e dei bisogni dei cittadini.

Venirne fuori sarà molto complicato. Lo sarà se la politica non metterà in campo i giusti strumenti e le giuste misure a sostegno delle fasce più deboli della nuova società disegnata dal CoVid19.

Proprio in questi giorni si è tornato a parlare – giorni e ore convulse, segnate dall’avanzamento della proposta, dalla sua bocciatura e dalla sua riammissione – di patrimoniale. Una misura che ha mandato nel panico molti, visto che chiaramente c’è un pezzo, molto forte, della politica di questo Paese che non vuole prendersi la responsabilità di fare un gesto concreto: togliere ai più ricchi per dare ai più poveri nel tentativo di tamponare l’emorragia economica di tanti.

Così, al netto del dibattito di queste ore attorno a quella proposta, ciò che ci sembra emergere – anche a fronte di altre misure di cui nessuno vuole farsi carico, vedi la lotta all’evasione fiscale, vedi il reddito universale antimafia – è la netta perpetrazione di un Paese diviso a metà, che perfino in piena emergenza pandemica sceglie di correre a due velocità, e al diavolo la solidarietà. Quella, per carità, meglio lasciarla solo a chi – già affannosamente – si occupa di mutuo soccorso e sociale.

I numeri però come sempre non lasciano spazio a dubbi. Già si stima che ci saranno cinque milioni e mezzo di nuovi poveri in più e che con le scuole chiuse il numero di under 18 a rischio arriverebbe a quota un milione. Numeri che fanno rabbrividire e per i quali è chiaro che per uscirne le solite ricette non basteranno più. E attenzione alla pioggia di soldi in arrivo con il Recovery Fund: 209 miliardi di euro da cui difficilmente le organizzazioni criminali vorranno stare lontane, avendo tutto l’interesse a metterci sopra le mani per “legalizzare” i propri traffici illeciti.

Come più volte abbiamo detto, ci aspetta il #Restart più difficile di tutti, ma se non cogliamo – la politica in primis – l’opportunità di cambiare realmente passo, anche ridefinendo un impegno pubblico nelle scuole, nelle periferie, nella lotta alle mafie, nella cultura, in economia, nelle città da reimmaginare e nella pratica della trasformazione dei territori, difficilmente spianeremo la strada a una nuova stagione dei diritti.

Noi, che di queste buone pratiche ci occupiamo, assicuriamo di metterci tutto il nostro impegno. Vorremmo che lo stesso facesse quella politica che oggi, tra un rimpasto e un altro, è chiamata a dare delle risposte urgenti e concrete alla crisi.