Si intitola ‘Mafia – affari sporchi in Europa’ il primo appuntamento del nuovo  ciclo di “Diario Civile”, il programma di approfondimento di Rai Storia  sui temi della legalità e della giustizia. In onda il 24 settembre alle 21,30 su Rai Storia, il documentario di di Alessandro Chiappetta, con la regia di Agostino Pozzi, ha come narratore il giornalista dell’Espresso Giovanni Tizian.

Chi sono i colonizzatori del crimine che hanno invaso l’Europa? E quali i loro business? Qual è il livello di consapevolezza dei Paesi dell’Unione sulla presenza nei loro territori dei clan di mafia, camorra e ‘ndrangheta? A queste semplici ma non scontate domande cerca di rispondere il documentario Mafia, affari sporchi in Europa che andrà in onda il 24 settembre alle 21.30 su Rai Storia. Un viaggio oltre i confini nazionali per raccontare il carattere cosmopolita dei padrini, nati e cresciuti nelle nostre regioni, che hanno scelto di emigrare con le loro valige piene zeppe di quattrini.

Per farlo gli autori hanno intervistato numerosi esperti: il sostituto procuratore nazionale Antimafia, Filippo Spiezia, il professore Ernesto Savona, criminologo dell’Università Cattolica e fondatore del centro di ricerca TransCrime, l’esperto Enzo Ciconte, ordinario di storia criminale all’università Roma Tre, responsabile del Focal Point di Europol David Ellero, Francesco Forgione, già presidente della Commissione parlamentare antimafia, la giornalista tedesca Petra Reski, Renato Cortese, capo della squadra mobile di Roma, e Sonia Alfano, fino al 2013 presidente della Commissione antimafia europea.

È il primo appuntamento del nuovo ciclo di “Diario Civile”, il programma del canale Rai che propone approfondimenti e analisi sui temi della legalità e della giustizia, presentato in anteprima domenica scorsa al Prix Italia in corso a Torino. Alla prima puntata seguiranno altre: a ottobre, somo previste quattro puntate dal titolo “Le origini di Gomorra” in cui verrà raccontata la storia della camorra campana. A introdurre i documentari e gli argomenti sarà il Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti.  Chi scrive ha guidato gli autori lungo le rotte seguite dal denaro sporco. Ho prestato la voce a un reportage scritto daAlessandro Chiappetta e con la regia di Agostino Pozzi. L’ho fatto con molto piacere perché ritengo che sia un argomento sul quale l’informazione dovrebbe investire di più. Noi de “l’Espresso” abbiamo iniziato questo percorso. Avevamo infatti già approfondito il tema dell’espansione delle mafie , in particolare della ‘ndrangheta, nelle ricche economie del nord Europa e in quella spagnola. È in questa vasta prateria senza confini, per usare un’ espressione del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, che le mafie di casa nostra riciclano enormi quantità di denaro contante.

Un'immagine della strage di Duisburg, nel 2007

Lo fanno per vari motivi, primo fra tutti l’assenza di una legislazione rigida e all’avanguardia come quella italiana. Dalla caduta del muro di Berlino passando per il trattato di Schengen, il documentario analizza i momenti clou del radicamento estero delle cellule malavitose, che si sono evolute di pari passo con i mutamenti dell’economia e del mercato. I gruppi criminali di stampo mafioso si sono adattati al contesto. A partire dagli anni ’90 hanno fatto il salto di qualità nella gestione degli affari. Da piccoli nuclei familiari che controllavano un territorio stretto entro confini ben precisi, hanno cambiato assetto, delocalizzando, come vere e proprie multinazionali, alcune delle loro attività.

‘Ndrangheta e camorra sono le protagoniste principali dell’assalto ai mercati del continente. In Germania, per esempio, le ‘ndrine calabresi hanno riprodotto strutture identiche alla casa madre. Le recenti inchieste giudiziarie fotografano questa presenza: sei”locali”( struttura base dell’organizzazione) sono impiantate a Ravensburg, Francoforte, Engen, Rielasingen, Stoccarda e Singen; a Berlino, Duisburg, Erfurt e Monaco invece investono milioni di euro le famiglie dei Pelle, dei Nirta-Strangio, i Vottari, i Romeo. Tutti di San Luca. Mentre a Colonia riciclano i Morabito di Africo.

Un rapporto del Bundesnachritendienst, i servizi segreti tedeschi, segnalavano fin dal 2006 che gli ‘ndranghetisti avevano fatto un salto di qualità, acquistando pacchetti azionari di Gazprom e di altre compagnie energetiche. E la polizia federale, tra anni dopo, dichiarava che in Germania c’erano almeno 230 ‘ndrine con 1800 affiliati, dislocati soprattutto in Baviera, Assia, Renania settentrionale. La situazione è simile in Svizzera, dove la ‘ndrangheta ha aperto tre succursali. E in Francia, terra d’investimenti. È soprattutto in Costa Azzurra, tra Cannes, Nizza, Cap d’Antibes e le campagne della Provenza, che la ‘ndrina De Stefano di Reggio Calabria( coinvolta nell’inchiesta sul tesoriere della Lega Nord e nel caso Scajola) ha riversato gran parte dei capitali. E poi c’è la Spagna dove il settore delle costruzioni è stato invaso da aziende legate ai clan calabresi e campani.

Edilizia, ma non solo. La holding Mafia Spa gestisce ristoranti, catene di locali alla moda, imprese di trasporto, si è inserita nel business delle energie pulite, traffica rifiuti sfruttando le maglie larghe della normativa europea, è dentro società finanziarie con le quali fa circolare il denaro da un Paese a un altro confondendo gli investigatori che inseguono i flussi. Insomma, la multinazionale del crimine si è infilata ovunque, con passo felpato e mantenendo un profilo basso.

Anche il traffico di cocaina viene gestito con strategie aziendali. La ‘ndrangheta controlla l’80 per cento del narcotraffico europeo. E secondo la Procura nazionale antimafia incassa ogni anno 27 miliardi di euro. Dietro la bustina di polvere bianca venduta nelle piazze di spaccio, c’è una filiera lunghissima. In cima c’è un organizzazione strutturata, fatta di broker che parlano tre lingue e che aggregano la domanda dei cartelli mafiosi. In pratica, il clan che gode del contatto in Colombia o Messico raccoglie il denaro da altre famiglie e lo utilizza per acquistare grosse partite, nell’ordine di decine di tonnellate. Una vera e propria strategia aziendale che ha portato a una crescita esponenziale dei profitti. Un business plan di questo genere non può non tenere conto dei punti di arrivo della preziosissima merce. Così a una prima ondata di emigrazione mafiosa, che ha seguito i lavoratori onesti in cerca di fortuna, è seguita una seconda che ha scelto come residenza i luoghi strategici per mandare avanti i traffici. Così gli ‘ndranghetisti specializzati nello smercio della coca hanno spostato alcuni uomini dalla Germania all’Olanda e al Belgio. Qui ci sono gli hub portuali più importanti, Rotterdam e Anversa, che sono diventati in poco tempo centri nevralgici degli interessi delle cosche calabresi. In particolare dei gruppi della Locride e del Vibonese.

Una colonizzazione lenta, iniziata molti decenni fa, che oggi riguarda tutti gli stati dell’Unione. Come spiegheranno gli esperti intervistati dai giornalisti di Rai Storia, l’espansione ha seguito due logiche: l’emigrazione storica calabrese e il business. Importazione di cocaina, investimenti in immobili e villaggi turistici, acquisizione di società e titoli finanziari, estorsioni, traffico in armi, controllo dei voti all’estero. Una Spa del crimine, inserita dal governo statunitense al quarto posto tra le organizzazioni mondiali più pericolose. Dopo Al Quaeda, il Pkk e i narcos messicani, c’è la ‘ndrangheta che in Germania ha la sua seconda patria.

Come è stato possibile che un organizzazione arcaica, cresciuta con omicidi e sequestri di persona, sia riuscita a conquistare l’Europa? Il documentario tenterà di rispondere a questo interrogativo, offrendo anche una prospettiva di contrasto al fenomeno di respiro europeo. A partire dalla nascita delle commissione antimafia europea e a vari progetti che puntano a estendere il sequestro e la confisca dei beni in tutti gli Stati membri.

Giovanni Tizian su L’Espresso