Lettera di daSud in risposta all’appello della Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza Carla Garlatti

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Roma, 25 marzo 2021 - Un’altra scuola al tempo della pandemia è possibile. Passa attraverso l’Outdoor Education ed è quella che noi di Associazione daSud stiamo già praticando da ottobre dello scorso anno. È questo il senso della lettera formale, a firma del nostro presidente Danilo Chirico, che abbiamo inviato oggi al Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza Carla Garlatti per rispondere al suo recente appello per una “scuola all’aperto contro il disagio dei ragazzi”. Le sue parole, che abbiamo appreso dalla stampa, ci hanno colpito sia in positivo che in negativo. Quelle pronunciate dalla Garante sono parole giuste e importanti, che tuttavia arrivano in grave ritardo.

I riscontri che giungono dal Bambin Gesù e/o da altri studi e riflessioni sulle ripercussioni che le restrizioni per il contrasto della diffusione del CoVid-19 avrebbero avuto sul benessere psicofisico di bambini e ragazzi, purtroppo, erano prevedibili. Lo erano, almeno, per chi come noi da tempo dedica attenzione, professionalità, passione e visione all’educazione formale e non formale dei ragazzi e delle ragazze, dentro e fuori dalla scuola. Lo sono nella misura in cui non c’è alcuna visione e conoscenza degli sforzi e degli interventi costruiti dal basso e messi in campo, pur con tutte le difficoltà del caso, dal variopinto arcipelago di operatori del Terzo Settore a cui noi stessi apparteniamo.

La scorsa estate, come molti, eravamo nel pieno della riflessione rispetto a ciò che la scuola sarebbe stata in questo nuovo anno e rispetto a ciò che noi avremmo potuto proporre. Così, nell’ambito del nostro più ampio progetto educativo, sociale e culturale per un’Accademia Popolare dell’antimafia e dei diritti – che dal 2016 stiamo realizzando dentro e fuori da un istituto scolastico della periferia di Roma Est – è nata la nostra idea di Outdoor Education: un progetto di educazione all’aperto da praticare fuori dalle aule, nei parchi, nelle piazze, nei quartieri in cui i nostri giovani vivono e nei luoghi che non arrivano a conoscere mai fino in fondo.

Abbiamo scelto di chiamare il nostro intervento Prima le prime, consapevoli che i bambini di quinta elementare e i ragazzi di terza media avrebbero lasciato la loro vecchia scuola senza la possibilità né di salutare i propri compagni, né di elaborare ciò che stava accadendo, e con la prospettiva che avrebbero fatto presto ingresso in un nuovo mondo, in una nuova dimensione, senza avere gli strumenti adatti per comprendere e gestire tutto ciò che li avrebbe aspettati, e forse travolti.

Abbiamo individuato due scuole del nostro territorio di riferimento, il VII Municipio di Roma Capitale, e abbiamo lavorato con una scuola secondaria di primo grado e con una di secondo grado, coinvolgendo a tappeto tutte le loro prime classi.

Le Dirigenti Scolastiche, che hanno accolto subito e con entusiasmo la nostra proposta, hanno avuto il coraggio di districarsi fra le numerose e mutevoli circolari ministeriali che sembravano proibire ogni genere di uscita didattica. Si tratta delle stesse circolari che hanno portato la maggior parte dei Dirigenti scolastici a non prevedere neanche un’uscita per i propri alunni.

Il progetto è partito a ottobre del 2020 e da allora ad oggi è stato un viaggio bellissimo che ci ha visto attraversare insieme piazze, strade e parchi. Nelle nostre uscite programmate si parla di urbanistica, di storia e di geografia. Si fa educazione civica, apprendimento esperienziale, educazione motoria ed educazione socio-affettiva. Si cammina, si cammina tanto e in questo camminare insieme accadono le cose più belle: si fa relazione, si accavallano parole, si fa amicizia, si scoprono pezzi di quartiere prima sconosciuti, si cresce, si diventa “classe” e si condividono emozioni e sentimenti, dalla piccole gioie alle paure per tutto ciò che in questi mesi alunni e alunne si sono portati dentro senza poterlo condividere.

Alla luce di tutto questo, riteniamo che per fare educazione all’aperto esistano infinite possibilità, ma siamo anche convinti che tutte passino per il coinvolgimento di realtà di promozione sociale e culturale come la nostra, con operatori in grado di tenere insieme la narrazione e la matematica, la gestione della relazioni e il divertimento, le fragilità emotive e le nuove esperienze, oppure semplicemente in grado di formare le migliaia di insegnanti motivati che lavorano a scuola e che hanno tutti gli strumenti necessari per portare le loro classi a scoprire i paesi e le città.

Questi insegnanti, a nostro avviso, hanno soltanto bisogno che qualcuno chieda loro di farlo, che dica loro che si può fare, che non è proibito, anzi, che è gradito e necessario, perché nei mesi in cui bisognava ripensare la scuola invece di aiutarli in questo, gli è stato chiesto di misurare le distanze fra i banchi, di togliere i cartelloni dalle pareti e ogni altro oggetto didattico, di specializzarsi in didattica on line.

Ecco, è arrivato il momento di farsi carico di un’altra scuola possibile, di mettere da parte i contenuti per valorizzare i processi, tenere vive e vivaci le funzioni cognitive e il bisogno di relazioni di bambini e ragazzi. Il momento è arrivato, non è più rimandabile.

Abbiamo concluso la nostra lettera condividendo un ulteriore elemento: i ragazzi rispettano le regole, lo fanno e sanno farlo. Ce lo hanno dimostrato ampiamente nel corso delle nostre uscite all’aperto. Ci è capitato, più di una volta, durante le attività svolte in cerchio, con tutti a debita distanza, di dover insistere affinché ogni tanto ciascuno di loro abbassasse la mascherina, per farsi capire meglio quando prendevano la parola. L’elemento, a dispetto di quello che si possa pensare, è molto indicativo. Dunque, perché temporeggiare oltre?

Alla Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza la possibilità di cogliere una grande opportunità di prospettiva e di cambiamento, da percorrere insieme a chi questi interventi già li pratica.