Due episodi che scuotono nel giro delle ultime ore. Il primo a Massa, dove un uomo di 47 anni, Giacomo Bongiorni, è stato picchiato a morte da un gruppo di ragazzini (ci sono cinque indagati, due appena maggiorenni e tre minorenni) davanti alla moglie e al figlio di 11 anni. La colpa? Avere chiesto a quei ragazzi di non lasciare bottiglie e bicchieri contro una vetrina. Il secondo (di cui si è saputo oggi ma che è avvenuto qualche giorno fa) a Roma dove un tredicenne è stato aggredito e colpito al volto con un tirapugni da alcuni coetanei – pare – per avere difeso due amiche da alcuni atti di bullismo.
Ve ne parlo tra un attimo.
Prima voglio ricordarvi che questa è la newsletter del Media Civico di daSud, un progetto collettivo di scrittura, attivismo e di giornalismo su temi come potere, democrazia, mafie, diritti, immaginario. Quella di oggi è curata da me, Danilo Chirico, che sono un giornalista, un autore televisivo, che anni fa ho fondato daSud e che su Substack scrivo solo su questa newsletter.
Cosa succede ai nostri ragazzi?
Dopo ogni fatto eclatante tutti – istericamente – tornano a interrogarsi: che cosa sta succedendo ai nostri ragazzi? Quali sono le ragioni della violenza minorile? Cosa è cambiato rispetto a ieri? Ma soprattutto tutti tornano a fornire le proprie ricette, spesso semplicistiche: pene più severe, più carcere, più polizia, più educazione, più-più-più.
Io una risposta a questi interrogativi non ce l’ho. E non pretendo certo di averla, nonostante in questi anni spesso mi sia trovato a occuparmi di giovani. Ma sento forte la necessità di capirci di più.
Un’indagine sul campo lunga un anno
Così l’anno scorso, proprio di questi tempi, ho accolto con entusiasmo la proposta di Antonella Inverno (Head of Research and Analysis di Save the Children Italia) di fare una ricerca riadattando una proposta che le avevo fatto qualche anno fa e cioè indagare sul rapporto tra i minori e le armi nei contesti di mafia.
E’ nato così il progetto (Dis)armati, un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà. Che cos’è? E’ un lavoro di ricerca che tiene insieme l’analisi dei documenti e delle ricerche sul tema e l’indagine sul campo. Così ci siamo messi in viaggio. E ci siamo rimasti per molti mesi, come si faceva un tempo. Abbiamo incontrato ragazzi che hanno commesso reati e ragazzi che hanno subito violenze, magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine, operatori sociali e secondini, politici e insegnanti, ricercatori ed educatori. Decine e decine di persone. Lo abbiamo fatto in cinque città: Milano, Napoli, Roma, Bari e Terni. Abbiamo trovato una realtà piena, a tratti preoccupante, a tratti sorprendente. Potete scaricare qui il rapporto, dal sito di Save the children.
Un progetto multimediale
Il progetto ha avuto l’ambizione di essere su più livelli. E così, insieme a me e ad Antonella, hanno costruito il team di ricerca anche (che come sapete è il presidente di daSud Media Civico ma è anche un formidabile regista: qui sotto una sorta di trailer del progetto ma QUI potete trovare anche altri video del nostro viaggio in giro per l’Italia) che ha lavorato ai contenuti video multimediali, poi un grande fotografo come Alessio Romenzi (vincitore anche del Word Press Photo) che ha documentato il lavoro (e dai cui scatti è stata allestita una mostra), Michela Lonardi che ha fatto il coordinamento e Arianna Monniello che è stata l’assistente di ricerca.
Il lavoro che è venuto fuori è – sono convinto – molto interessante (per me farlo è stato bellissimo) e spero davvero possa essere utile a chi vuole capire di più su cosa accade tra i giovani italiani senza pregiudizi e verità precostituite (anche perché, se devo essere sincero, proprio questa superficialità degli adulti a me pare la prima emergenza a proposito della violenza giovanile).
La prima presentazione di Disarmati l’abbiamo fatta al Terni Influencer & Creator Festival.
Ce ne saranno altre. Nel frattempo, su questa newsletter, vi racconterò tante storie ispirate a quelle delle ragazze e dei ragazzi che abbiamo incontrato. Un progetto parallelo di scrittura per mettere le mani e le parole in quello che a me pare un grande fallimento della nostra società.
La figlia del clan: buona la prima.
C’è stata, finalmente, la prima presentazione de La figlia del clan. E’ stata alla Galleria Alberto Sordi, nel centro di Roma, insieme a Teresa Ciabatti.
Questa la mia “cronaca” sui social. La riporto, se non avete letto.
Se Giusy fosse stata presente sarebbe stata fiera di sé, della sua scelta, le sue sofferenze, le sue contraddizioni. Per la considerazione e l’attenzione che tante e tanti hanno avuto per lei. È importante, ne ha bisogno chi ha praticato rotture così forti. È il sentimento pieno che mi porto dentro dopo la prima presentazione de “La figlia del clan”. Ce l’abbiamo fatta: ha convinto il nostro tentativo di raccontare senza pregiudizio, senza giudizio. Ma con un preciso punto di vista, e con un’idea di scrittura.
Sono contento.
E sono contento di aver portato Giuseppina Pesce e l’antindrangheta dentro il salotto buono della Galleria Alberto Sordi. A testa alta, con occhi nuovi. Un piccolo risultato “politico”. Ma di giovedì mi porto dentro soprattutto la sensazione di aver ritrovato nella stessa sala tanti pezzi della mia vita tutti insieme. Le mie compagne e i miei compagni di daSud. Il mondo di Restart (quanta cura, grazie!). E di Tagadà, della Dire e di Paese Sera: felice di avervi ritrovati. E pezzi del movimento antimafia, dell’associazionismo, del sindacato, della Giunta Capitolina, i compagni del Pci calabrese. C’era persino il portavoce di un ministro del governo Meloni (ma non diciamolo a nessuno!). E i miei amici di oggi e quelli di una vita (anche del Liceo!), quelli che stanno accompagnando il viaggio di questo libro. Persone che sanno molto di me, altre che sono rimaste sorprese, altre che mi hanno conosciuto per la prima volta. Celeste. In sala c’erano almeno due persone che hanno conosciuto Giusy. C’è chi ha scritto, fotografato, condiviso, fatto un viaggio, sconfitto la bronchite, prenotato un tavolo, regalato un libro, proposto una vacanza, invitato altri amici, dato un abbraccio, scritto prima-durante-dopo la presentazione. C’è chi è intervenuto, chi è come se l’avesse fatto. Potrei scrivere mille cose.
Poi c’era Teresa Ciabatti (in bocca al lupo per lo Strega), che ha voluto esserci, che ha voluto bene a questo libro. E ha avuto parole che non dimenticherò.
Insomma, sono fortunato. E spero che questo viaggio sia l’occasione per altri vecchi e nuovi incontri.
Ci vediamo a Firenze.
Il viaggio del nostro libro è appena iniziato: mercoledì 15 saremo a Firenze alla Giunti Odeon insieme a una giornalista molto brava del Corriere Fiorentino, Ginevra Barbetti.
Se siete in zona, o avete amici in zona…
Ne approfitto per dirvi che questa foto, come altre che vedrete nelle prossime settimane, sono un regalo – prezioso – di due bravissimi fotografi: Ilaria La Gioia e Pierpaolo Lo Giudice. Due pezzi di cuore.
Prima di salutarvi voglio solo ricordarvi che La figlia del clan è in vendita in tutte le librerie ma potete anche acquistarlo online, per esempio cliccando qui.
Ci vediamo presto
Danilo

