Un-due-tre: ma la mafia a Roma dov'è?

Sono accaduti tre fatti in questi giorni a proposito delle mafie romane. E vale la pena metterli insieme per capire qual è lo stato dell’arte. E anche cosa bisognerebbe fare.

Ve ne parlo tra un attimo. Prima voglio ricordarti che questa è la newsletter del Media Civico di daSud, un progetto collettivo di scrittura, attivismo e di giornalismo su temi come potere, democrazia, mafie, diritti, immaginario. Quello che leggerete oggi è curato da me, Danilo Chirico, che sono un giornalista, un autore televisivo, che anni fa ho fondato daSud e che su Substack ha solo questa newsletter.
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Dicevamo dei tre fatti.

A proposito delle mafie a Roma, mentre scrivevo mi è venuta in mente questa immagine: l’abbiamo realizzata nel 2013 nell’ambito di una campagna che si chiamava Trafficante in fiera: il celebre gioco delle carte ambientato nel mondo criminale.

Delmastro e la camorra romana

Il primo, ne abbiamo già parlato: è emerso un rapporto di affari tra il sottosegretario (costretto alle dimissioni) alla Giustizia Andrea Delmastro (Fdi) e la figlia di un prestanome (condannato per mafia) del boss della camorra romana Michele Senese. E’ importante come fatto politico, è importante anche perché va considerato un tassello di un mosaico: quello di mafie romane sempre più integrate, capaci di camuffarsi, di allacciare rapporti con il mondo politico-istituzionale-economico cosiddetto pulito. Il caso Delmastro è ancora solo all’inizio: se ne sta occupando la procura di Roma, se ne occuperà (?) la commissione parlamentare antimafia. Sono convinto che ne vedremo delle belle.

Notizia: a Roma c’è la ‘ndrangheta

Il secondo fatto. Il tribunale di Roma ha disposto condanne per 240 anni di carcere nel procedimento della cosiddetta inchiesta ‘Propaggine’ condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e dalla Dia. La pena più alta è stata inflitta al boss Vincenzo Alvaro con 24 anni di carcere. Contestate, a vario titolo, le accuse di associazione mafiosa, cessione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione aggravata e detenzione illegale di arma da fuoco, fittizia intestazione di beni, truffa ai danni dello Stato aggravata dalla finalità di agevolare la ‘ndrangheta, riciclaggio aggravato, favoreggiamento aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa. Propaggine è un’inchiesta importante per due ragioni, tra le altre. La prima e più importante è che certifica – almeno in primo grado – la principale ipotesi investigativa della procura (in aula alla lettura della sentenza hanno assistito il procuratore capo Francesco Lo Voi e il pm Giovanni Musarò) e cioè la presenza a Roma di un locale (una cellula organizzativa strutturata) di ‘ndrangheta confermando quanto aceca già stabilito il giudice nel rito abbreviato che era stato scelto da alcuni altri imputati tra cui l’altro capo del sodalizio Antonio Carzo, che aveva avuto una pena a 18 anni di reclusione. La seconda è che dall’analisi delle carte emerge in maniera inequivocabile la pervasività economica e sociale della ‘ndrangheta nella Capitale. In un territorio cioè che rifiuta l’idea che le mafie possano essere presenti e che aveva sempre respinto l’idea che la ‘ndrangheta potesse agire in maniera organizzata sul territorio.

“Omicidio Diabolik? La mafia non c’entra!”

Il terzo fatto riguarda l’omicidio più importante degli ultimi anni e cioè l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, storico capo degli Irriducibili, conosciuto come Diabolik, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti a Roma. I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Roma, infatti, ieri hanno confermato la condanna all’ergastolo per l’esecutore materiale Raul Esteban Calderon, al secolo Gustavo Alejandro Musumeci, ma hanno confermato anche l’esclusione del metodo mafioso e l’assoluzione di Leandro Bennato nonostante le richieste dell’accusa. “Comprendere la figura di Piscitelli è decisivo per cogliere le possibili ragioni dell’omicidio. Cresciuto nell’orbita della famiglia Senese, con legami stretti con Michele Senese, avrebbe progressivamente assunto un ruolo centrale negli equilibri del narcotraffico romano”, aveva spiegato il pm Francesco Cascini in aula. Salvo poi commettere un passo falso facendo crollare l’equilibrio criminale capitolino. L’accusa aveva indicato in Giuseppe Molisso, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti i presunti mandanti dell’omicidio. Un quadro che non ha retto in aula. E un grande passo indietro dal punto di vista della comprensione di quello che davvero accade sul territorio romano.

Il carattere unitario delle mafie romane

Alla luce di questi tre fatti importanti e per certi versi contrastanti, vorrei suggerirvi di ascoltare un breve passaggio dell’intervista che ho fatto a La Banda poche settimane fa al procuratore aggiunto di Roma Giuseppe Cascini a proposito del carattere unitario delle mafie a Roma. Cambia il punto di vista sulla città.

Un nuovo osservatorio antimafia

E proprio perché c’è una grande necessità di conoscere e raccontare quale sia la vera situazione delle mafie nella Capitale – vera ossessione di daSud dal 2009 (a questo abbiamo dedicato molti dei nostri dossier in questi anni) – abbiamo deciso di promuovere insieme ad alcune importanti organizzazioni (Cgil Roma e Lazio, Silp Cgil, Libera, DaSud Media Civico, Tempi Moderni e Rete degli Studenti) un osservatorio regionale sulle mafie. Lo presentiamo martedì 31 marzo in Campidoglio. Vi raccomando davvero di esserci.

La prima del mio nuovo libro: il 9 aprile a Roma

E a proposito di appuntamenti a cui vi raccomando di esserci, una piccola anticipazione per i lettori della newsletter: sarà giovedì 9 aprile a Roma la “prima” assoluta del mio nuovo libro “La figlia del clan”, scritto insieme alla collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce e pubblicato da Piemme (potete acquistarlo in tutte le librerie, negli store online e per esempio qui): l’appuntamento è alle 18.30 alla libreria Mondadori di Galleria Alberto Sordi. E sono felice di annunciare che insieme a me, a discuterne, ci sarà una scrittrice importante come Teresa Ciabatti.

Vi aspetto tutte e tutti

Danilo