La Banda: ci vediamo il 27 ottobre, le prime novità
È partito il conto alla rovescia per la seconda stagione del nostro videopodcast La Banda. Insieme a me, che farò le interviste, c’è tutta la Banda del Media Civico e molti altri componenti che vi sveleremo nei prossimi giorni insieme alle novità.
Intanto appuntate la data del 27 ottobre sul vostro calendario.
Ci vediamo alle 19 alla libreria Shell a Roma. Qui alcuni componenti della Banda vi anticipano qualcosa.
A questo proposito, prima di andare avanti, solo un momento per dirvi che questa newsletter da oggi prende il nome di La Banda off , uscirà tutti i fine settimana e ogni volta che sarà necessario, e diventa una tessera di un unico racconto-mosaico che avrà al centro il videopodcast La Banda e si declinerà in molti modi che un po’ per volta vi racconterò. Naturalmente fa parte dell’ecosistema informativo del Media Civico di daSud, un progetto collettivo di scrittura, attivismo e di giornalismo multicanale su temi come potere, democrazia, mafie, diritti, immaginario. Questa, ve lo ricordo, è la mia unica newsletter.
Roma, serve un discorso pubblico sulle mafie
C’è bisogno anche della voce del sindaco Gualtieri
“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”
Paolo Borsellino
Mercoledì pomeriggio nel quartiere Pigneto, qui a Roma, c’è stata una manifestazione promossa da Libera e a cui hanno aderito decine di associazioni, organizzazioni sindacali e alcuni partiti politici cittadini. Ha partecipato qualche centinaio di persone. Un segnale importante, dopo il presidio del quartiere don Bosco di qualche giorno prima. Una risposta, come si dice, “dal basso” (“Alle bombe rispondiamo con la comunità”) alle bombe che stanno punteggiando da qualche mese le notti cittadine, segno che è in corso una ridefinizione degli equilibri tra le organizzazioni criminali (ed è molto importante che le indagini siano in mano alla Direzione distrettuale antimafia che dovrà individuare i responsabili dei singoli episodi ma ci farà capire, speriamo, quello che davvero sta accadendo a Roma). Una reazione alla presenza mafiosa e criminale che a Roma mancava da troppo tempo, un piccolo seme per riprendere in mano il filo di un discorso interrotto. Considero positiva anche la presenza di due assessori comunali, Claudia Pratelli, alla Scuola, e Pino Battaglia, alle Periferie.
Ma c’è un ma. Ed è sempre lo stesso: quello che sta accadendo è un fatto importante, che può davvero segnare il destino di una città, dal punto di vista della sicurezza (che è un tema che “piace” molto alla politica), della coesione sociale e dell’economia. Serve l’attivazione di un discorso pubblico sulle mafie ai massimi livelli. L’unico che può davvero fare la differenza nel restituire ai cittadini la consapevolezza di ciò che accade e anche l’idea che qualcuno si prende davvero cura di loro. Serve allora che con grande senso di responsabilità che il sindaco Roberto Gualtieri prenda parola su questi temi, che il presidente della Regione Rocca lo segua, e che lo facciano anche la presidente della commissione antimafia Colosimo e il ministro dell’Interno Piantedosi, al netto della vuota e stantìa retorica sulle zone rosse. Tutti, davvero, devono fare la propria parte. Il movimento può svolgere davvero un ruolo prezioso, ma da solo non è sufficiente. Noi non ci stancheremo di unire i puntini di quello che accade, di analizzare, spiegare, studiare. E chiedere a gran voce che alla politica torni la voce sulle mafie.
In Italia 218 miliardi di euro di economia sommersa e illegale: i soldi che mancano cerchiamoli qui
Voglio segnalarvi una notizia di ieri e che stamattina occupa soltanto qualche trafiletto sui principali giornali: l’Istat ha calcolato che l’economia non osservata nel nostro Paese (i dati si riferiscono al 2024) è pari a 218 miliardi di euro, sostanzialmente come negli anni precedenti. Un’enormità.
E poi ci chiediamo dove sono i soldi, e dove vanno trovati.
L’economia sommersa (le attività legali che però non vengono dichiarate: il nero, insomma) si attesta a 198,4 miliardi (+ 0,8 miliardi rispetto all’anno precedente), mentre il valore delle attività illegali è pari a 19,8 miliardi. Aumenta anche il lavoro nero: sono circa 3 milioni 277mila i lavoratori in nero, oltre 145mila unità in più rispetto al 2023. Pubblico qui due grafici, se volete approfondire potete cliccare qui.
I giovani in piazza: una grande notizia
I tanto bistrattati giovani del nostro Paese sono scesi in piazza: centinaia di migliaia di studenti delle superiori e delle università da Nord a Sud hanno manifestato per chiedere più investimenti sulle scuole (e meno in armi), per denunciare la stupidità del tetto agli stranieri nelle classi, per denunciare il vergognoso caro affitti. Il governo, come sempre, prova a buttarla in caciara perché ci sono stati degli incidenti (lodevoli, peraltro, i professori che sono scesi in piazza con i ragazzi e hanno fatto i cordoni per difenderli). Deve invece dare delle risposte concrete. Spero che, come accade in Francia e Spagna, le proteste di queste ore non siano un fuoco di paglia. Ma io ho fiducia in questa generazione che in questi anni – dal clima a Gaza al referendum – ha saputo fare la differenza.
“Dobbiamo parlare”, la docuserie Raiplay sulla Gen Z
A proposito di giovani, ecco un tentativo di capire la generazione di cui si parla di più e a cui si chiede di meno. Le ragazze e i ragazzi della Generazione Z hanno molto da dire su scuola, amore, guerra, clima e futuro, ma raramente qualcuno si ferma ad ascoltarli davvero. I loro pensieri sono raccolti in “Dobbiamo parlare”, la docuserie di RaiPlay che li segue dentro Change The World, il progetto in cui simulano il lavoro delle grandi istituzioni internazionali: vestono i panni di ambasciatori di paesi diversi dal proprio, negoziano, imparano anche a perdere. Qui sotto, il testo con cui l’autrice Melania Petriello racconta come è nata.
di Melania Petriello
E’ un’espressione che detesto, per questa l’ho scelta come titolo. Non affezionarsi troppo alle cose: è la prima regola del nostro mestiere. La seconda resta sempre la stessa: andare a vedere da vicino. La frase sul banco degli imputati è una convocazione perentoria, “dobbiamo parlare”. Nella liturgia sentimentale vuol dire guai in vista. Indica il livello di saturazione della indomita, e dunque rara, virtù della pazienza, reclama l’ascolto dopo una lunga astinenza, solletica il senso di colpa che ci portiamo cucito a mano in qualche punto a ridosso della milza. E’, sempre, un esercizio di potere: io ti chiamo a un’azione che tu non hai scelto, io dichiaro cosa dobbiamo fare, che equivale a ciò che io voglio fare. Nelle relazioni romantiche è un attimo prima dell’epilogo drammatico. Nelle famiglie suona come l’anticipo di punizione, l’apericena del castigo.
Per questo, abbiamo fatto un esperimento: ribaltare il punto di vista, scambiare di posto l’interlocutore di potere con il destinatario dell’obbligo. Ho provato, da giornalista, a fare in modo che fossero gli altri a chiederlo a me. Quelli che, sulla carta, potrebbero essere i miei figli, ma non lo sono. Con questa docuserie internazionale per Raiplay, “Dobbiamo parlare”, che ho pensato con Myrta Merlino e che ho scritto con dedizione alla causa della comprensione della realtà, sono loro la voce, senza mediazione. Le ragazze e i ragazzi della Generazione Z. Compressi dentro un’etichetta, inascoltati dalla politica, ignorati dal potere eppure così visibili all’algoritmo. Li ho seguiti, guardati, intervistati, raccontati, nel vortice dell’adrenalina del progetto Change The World, che organizza nel mondo eccezionali occasioni di crescita e formazione. Fanno un gioco serissimo: provano a prendere il posto dei grandi, senza smettere di essere chi sono.
Entrano nelle stanze delle più grandi istituzioni internazionali del pianeta, quelle spesso disertate dai capi di governo. Indossano i panni da ambasciatore di un paese diverso dal loro, imparano a negoziare per un interesse superiore, capiscono cosa voglia dire perdere. Il no è no. La migliore delle lezioni. E nelle quattro tappe di questo racconto itinerante – Parigi, Roma, New York, il ritorno a casa – abbiamo dato loro le chiavi della libertà: parlate, che io vi ascolto. Un telecamera, un gruppo di videomaker, la valigia sul letto e il desiderio di cambiare tutto. La scuola, l’amore, la guerra. Hanno appiccicata addosso le parole apocalisse, la leggono ovunque: il clima, l’atomica, il futuro. La tv è uno specchio di rifrazione: tutto è vero, cambiano solo le proporzioni. Mentre scrivo, l’Europa è anche una piazza occupata dal popolo delle chiavi delle case che non si possono permettere, degli zaini col fardello di una storia scritta da altri, della rabbia che acceca ma sa pure vederci benissimo. Ognuno dei ragazzi che abbiamo incontrato in questo viaggio si è mostrato per quello che è: fragile, beffardo, curioso, indeciso, sognante. Sono la generazione di Gaza, dell’educazione sentimentale, delle chat al posto del muretto, dei video su tiktok e dell’impoverimento collettivo. Ma non basta un titolo. Né sdraiati né in trincea. Sono complessità e distrazione. Come sempre accade, nulla ho insegnato e molto ho imparato. “Ci avete date un mondo in fiamme e ora ci chiedete di spegnerle con l’estintore”, mi ha detto una ragazza di Ostia a Parigi. “La nostra debolezza è l’arma più forte che abbiamo”, ha risposto un’altra. Un quasi diciottenne, a New York, mi ha chiesto quante volte si può dire ti amo. Una diciassettenne, a Roma, mi ha spiegato che sei femmina, ti manca sempre un pezzo, non sai nemmeno quale. Un palermitano, appena maggiorenne, mi ha chiesto dove dovesse remigrare, visto che è nato qui. In camera e fuori dal campo visivo. Persone vere, nessuno recita a soggetto. Non so rispondere, io faccio solo le domande. Che fortuna.
Terra comune, un fatto politico
Questo fine settimana succede un fatto politico importante. L’alleanza Terra Comune (che mette insieme agricoltori e ambientalisti, sindacati e consumatori, biodistretti e reti sociali, mondo della cooperazione e mondo della pace con l’obiettivo di costruire una proposta comune sul cibo e sull’agricoltura) organizza l’assemblea nazionale “Un cibo che nutre. Un’agricoltura che cura”: 90 proposte per trasformare i sistemi alimentari e 8 azioni prioritarie e le metteremo a confronto con la politica nazionale. All’incontro saranno presenti i leader del centrosinistra Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Giuseppe Conte. L’appuntamento è domenica mattina alle 9 al Centro Congressi Frentani ore 9. Da seguire.
La figlia del clan, i prossimi 4 appuntamenti.
Sto ricominciando a girare con “La figlia del clan”, il libro che ho scritto insieme a Giuseppina Pesce, e sono davvero molto contento. Oggi sono in viaggio verso la Basilicata. Qui sotto la locandina dell’appuntamento a Palazzo San Gervasio.
Nei prossimi giorni sarò invece il 22 ottobre a Roma insieme al Csv Lazio, il 23 prima a Vibo Valentia al Festival del Sud e poi a Piale in Calabria. Poi, il 27 ottobre, come vi dicevo, La Banda.
Ci vediamo in giro
Danilo




