Roma, 5 ottobre 2022 – Nell’estate appena trascorsa, il mondo della musica trap – egemone nell’attuale immaginario collettivo adolescenziale – ha visto esplodere un corposo racconto mediatico che ha riguardato più le pagine di cronaca nera che quelle degli spettacoli e della critica. Complice di questa narrazione sono stati episodi di violenza e devianza che hanno visto protagonisti cantanti ed esponenti di quel complesso universo culturale su cui i media main stream portano il loro sguardo quando le notizie scomodano gli articoli del codice penale. Il rischio è che queste forme di racconto inquinino la vivacità e la ricchezza di quel vasto mondo che cerca di tenere insieme processi educativi ed artistici nel contesto delle grandi periferie del Paese.

Dal bisogno di contribuire a un nuovo immaginario musicale legato alla cultura hip hop e dalla volontà di mettere in rete le numerose esperienze disseminate nel territorio italiano, il 30 settembre, daSud ha organizzato nei locali di ÀP – Accademia Popolare dell’antimafia e dei diritti a Roma un meeting dedicato all’hip hop come strumento educativo, di riscatto e di inclusione sociale, centrale nella rigenerazione e ricostruzione del concetto di “comunità”.

Foto di Marco Mastrandrea

Un’iniziativa di carattere nazionale che ha visto una scuola della periferia romana come centro propulsore della discussione: a partire dall’esperienza di daSud con ÀP e di altre realtà, l’incontro ha visto protagonista una nutrita rappresentanza di rapper provenienti da tutta Italia, insieme a un largo gruppo di educatori impegnati in progetti con minori e adolescenti che vivono una situazione di marginalità sociale e territoriale e in cui l’hip hop diventa centrale.

Per la prima volta insieme, si sono confrontati sul tema per mettere in campo nuove competenze, creare nuove reti, realizzare processi educativi innovativi e comunità educanti performanti. Dal loro incontro nei mesi a seguire nasceranno altri appuntamenti e una pubblicazione nel tentativo di dare vita a un movimento di pensiero comune e condiviso.

Foto di Marco Mastrandrea

«Abbiamo assistito a un momento di discussione e di ascolto reciproco e collettivo in cui è emersa l’urgenza di fare rete e condividere criticità, esperienze e punti di vista differenti. Credo che abbiamo dato vita, grazie al Cies Onlus e alla Fondazione Altamane Italia, a un momento di democrazia in cui percorsi, sensibilità, professionalità, metodi e linguaggi si sono mescolati in un confronto sincero e carico di senso per cercare di rispondere alle tante domande pedagogiche, economiche e artistiche che interrogano quotidianamente il lavoro con gli adolescenti», racconta Pasquale Grosso, coordinatore dell’associazione daSud. «C’è la necessità, infine, di costruire non solo un nuovo immaginario intorno alla cultura hip hop, ma anche quella di creare nuove competenze, processi educativi innovativi e comunità educanti performanti».