L’Italia letteralmente invasa da studenti e lavoratori – la piazza è l’unico posto dove sarebbero dovuti stare dirigenti politici e sindacali del centrosinistra ieri. Le tende in piazza. Le tangenziali bloccate. Gli striscioni sulla “generazione maranza”. Nessuno scontro davvero significativo tra polizia e manifestanti. (Ma c’è la faccenda da chiarire dei ragazzi circondati dalle forze di polizia a Roma). Il penoso rischio che qualche centinaio di manifestanti venga denunciato per blocco stradale. (Idea per il tavolo del centrosinistra: nel programma del centrosinistra subito l’abolizione in blocco degli otto decreti sicurezza del governo Meloni).
E ancora la notizia che il Ministero degli Interni (c’è qualcuno al Viminale?) aveva saputo dai servizi dei rischi di devastazioni da parte dei ragazzini nel weekend del 17 e 18 ottobre ma lo aveva bellamente sottovalutato. E poi: gli strascichi dell’attacco completamente fuoriluogo di Giorgia Meloni ai magistrati, la figura barbina che fanno i commentatori filogovernativi in tv quando difendono l’indifendibile e avvelenano i pozzi della discussione pubblica nel nostro Paese. La richiesta di smetterla di sprecare i soldi finanziando le guerre. E un macigno che spazza via tutte le chiacchiere: il carovita. Anche ieri l’Istat ha confermato: i prezzi continuano a salire.
Prima di andare avanti mi prendo solo un momento per dirvi che la mia newsletter La Banda off esce tutti i fine settimana (e ogni volta che è necessario), che è una tessera di un unico racconto-mosaico con al centro il video podcast La Banda e che fa parte del Media Civico di daSud, un progetto collettivo di scrittura e giornalismo multicanale su temi come potere, democrazia, mafie, diritti e immaginario.
“Nel mese di ottobre 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,9% su base mensile e a +5,4% su base annua (da +4,2% del mese precedente)”, dice l’Istituto di statistica.
Ma visto che al peggio non c’è mai fine, ecco che è già pronta la controffensiva governativa. L’ha affidata la presidente del consiglio all’ultimo libro di Bruno Vespa (di chi, se no?). Ha detto:
“Non vorrei che alcuni apparati dello Stato fossero, per qualche ragione a me incomprensibile, più severi di quanto non lo siano le principali agenzie finanziarie internazionali e i più autorevoli centri studi che hanno certificato che già oggi saremo sotto al 3%”.
E poi: “Negli ultimi anni l’Istat ha sistematicamente rivisto al rialzo le stime sul Pil inizialmente fatte: sarebbe una beffa scoprire tra un paio d’anni che in realtà avevamo già centrato l’obiettivo”. Lei ne parla a proposito del fatto che il suo governo non sia riuscito a scendere sotto il 3% nel rapporto deficit/Pil. Sono sicuro che sono parole buone anche a proposito del calcolo dell’inflazione.
Ma i fatti sono ostinati, le persone sanno bene quanto (poco) valga il proprio salario e quanto sia difficile vivere oggi in Italia e per questo protestano. Per fortuna. E per fortuna che a stare in piazza prima e più degli altri ci siano le ragazze e i ragazzi che non ne possono più. Di avere paura del futuro, della guerra e anche di una classe dirigente di adulti che ha consegnato loro questa situazione disastrosa e che ogni giorno di più dimostra di odiarli.
Di questo e molto altro ho parlato con il regista Daniele Vicari nella prima puntata del mio videopodcast La Banda: potete recuperarla QUI. Ne vale davvero la pena, Daniele ha una rara profondità di pensiero. Ed è anche piuttosto simpatico.
Le notizie della settimana che (forse) vi siete persi
Dopo questo lungo preambolo, in questo fine settimana voglio segnalarvi alcune notizie che – forse – non avete letto. E che meritano invece un po’ di attenzione.
Il sindaco e la ginestra
La prima. In Calabria un paio di giorni fa la procura distrettuale di Catanzaro ha fatto scattare l’operazione Ginestra contro i clan della Sibaritide (nel Cosentino). Sono 41 le misure cautelari (17 ai domiciliari) per mafia, estorsioni e fatti di sangue. Ma l’indagine ha varcato il muro del silenzio perché è coinvolto – con l’accusa di scambio politico elettorale – anche il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi (Avs). La vicenda è ricostruita qui. È una situazione complessa, anche piuttosto strana. In attesa dell’interrogatorio di garanzia fissato per il 3 novembre, possiamo dire alcune cose: le accuse sembrano piuttosto fragili, è partita una campagna spontanea a difesa del sindaco anche da persone che non appartengono alla sua area politica, segno di una certa genuinità delle posizioni. E poi una terza considerazione: Stasi (che viene dai movimenti) era stato al fianco degli autotrasportatori calabresi nei blocchi dei giorni scorsi. Occasione ghiotta per far dire al ministro Lollobrigida e al capogruppo di Fratelli d’Italia Bignami che sarebbe la conferma dell’inquinamento mafioso della protesta. Parole di una pochezza sconcertante ma non sorprendente.
Il poliziotto su Fakir: “Se schiatta ci divertiamo”
La seconda notizia che voglio ricordarvi l’ha tirata fuori su Repubblica un bravo cronista come Giuseppe Baldessarro e riguarda la morte di Abderrahim Fakir avvenuta a Bologna lo scorso 19 luglio mentre due poliziotti tentano di immobilizzarlo. Ricorderete che il giorno successivo scesero in piazza centinaia di persone per chiedere giustizia e ci furono scontri con la polizia. Grandi, e solite, polemiche e iscrizione sul registro delle annotazioni preliminari (lo scudo penale voluto dal centrodestra) per due poliziotti e quattro sanitari, con l’accusa di omicidio colposo. Bene, vedremo come andranno le cose. Ma negli ultimi giorni sono emerse due notizie fondamentali per capire l’intera storia. La prima è un dialogo registrato dalle bodycam tra i due poliziotti che immobilizzano Fakir: «Se schiatta ci divertiamo», dice uno mentre ha sotto di sé. L’altro risponde: «È schiattato ah». E ancora: «Cazzo me ne frega a me». La seconda notizia, un paio di giorni dopo: «Per almeno 23 volte – scrive Baldessarro – chiede aiuto. Si dimena, resiste, implora, mentre gli agenti lo tengono a faccia in giù. Prima con forza, poi sempre meno, fin quando quelle urla non diventano un respiro affannoso, un rantolo, il nulla». Ora è tutto maledettamente più chiaro.
Al Csm torna Ferri e ci prova Di Pietro
La terza notizia riguarda le elezioni al Csm che sono in corso in queste ore. La faccio breve: crescono le liste di sinistra, crolla la lista di Magistratura indipendente, quella con posizioni più filogovernative. E viene eletto – incredibile – come indipendente anche Cosimo Ferri, ex dominus della magistratura come leader della corrente Magistratura indipendente, già membro del Csm e sottosegretario, che nel maggio 2019 fu tra i protagonisti dello scandalo dell’hotel Champagne sulle spartizioni all’interno dei vertici delle procure insieme all’altro potentissimo magistrato Luca Palamara. Assolto nel marzo 2024, oggi è di nuovo al vertice delle toghe.
Ma c’è un’altra notizia collegata all’elezione del Csm: è in corsa anche Antonio Di Pietro, tra i cosiddetti membri laici – quelli votati dal Parlamento. Ha inserito la propria candidatura sul sito della Camera dei Deputati, poi è stato a pranzo con Donzelli, il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia. Ha dichiarato, l’anima bella:
«Tutti quelli che ritengono che io possa fare bene il mio lavoro all’interno di quell’organismo possono votarmi a prescindere dal partito di appartenenza».
E io ci credo. Ma trovo, per così dire, anche una nuova chiave di lettura alla sua scelta di schierarsi anima e corpo nella campagna a favore del referendum sulla giustizia voluto dal governo (che, però, il governo ha perso) e anche nel suo atteggiamento kamikaze in tv a sostegno dell’inchiesta mafia-appalti sulle stragi di mafia del 1992 e 1993.
#perpietà
La conta delle bombe di Roma e il silenzio del sindaco
Ultimo fatto da ricordare in questa settimana: le bombe a Roma negli ultimi sei mesi sono state una ventina (qualcuno dice 18, qualcuno dice 21). Poco importa. L’ultima è esplosa il 23 ottobre. Che cosa sta succedendo? Forse una lotta tra clan che si contendono il post Michele Senese. Quel che è certo è che bisogna tenere alta la guardia. E che è sempre più urgente una presa di posizione forte del sindaco Roberto Gualtieri, che invece continua a tacere
I prossimi appuntamenti.
Scrivo di ritorno da Bentivoglio, in provincia di Bologna dove ho incontrato i meravigliosi bambini della scuola elementare Gianni Rodari. Non ho mai studiato tanto per preparare un incontro. Uno di loro, alla fine, mi ha chiesto: torni domani? Il cuore mi si è riempito e rotto insieme. Mi ha regalato il suo disegno. Lui non lo sa, ma lo ringrazierò per sempre. E dove nel pomeriggio ho partecipato al festival R/Esistenze con l’Anpi e le ragazze e i ragazzi di Giovani Reporter. E’ stato divertente.
L’agenda
Oggi sono a Roma, alle 17.30, alla libreria Pagina 348. Domani sarò ospite del podcast Dust, per raccontare quel capolavoro di libro che è Africo, di Corrado Stajano. Lunedì pomeriggio alle 15.25 invece sarò ospite di Greta Mauro e Pino Strabioli a Caffè Italia, su Raitre. Il 4 novembre sarò in Campidoglio insieme a Floriana Bulfon e ai consiglieri comunali Giammarco Palmieri e Claudia Pappatà, mentre il 6 novembre tornerò in Sardegna per presentare La figlia del clan a Marnilibri. Martedì 10 torna La Banda. Sarà un novembre pienissimo. Che fortuna.
Ci vediamo in giro
Danilo
La newsletter Banda off è scritta da Danilo Chirico, giornalista e autore televisivo. Lavora a Raitre. Ha condotto Le parole dell’antimafia su Rai Radio3. Ha scritto il romanzo Chiaroscuro e pubblicato numerosi saggi tra cui Dimenticati (premio Indro Montanelli Giovani nel 2011) e Storia dell’Antindrangheta. Il suo ultimo libro è La figlia del clan (scritto con Giuseppina Pesce, Piemme 2026).
Ha fondato daSud. Il suo video podcast è La Banda.



