Nell’ambito della partnership solidale ARFestival-daSud, stretta in occasione dell’edizione 2022 del Festival del Fumetto di Roma, cinque tra illustratrici e illustratori sono stati chiamati a prendere parte attiva alla call for artist Cambiamo Musica: l’asta a sostegno dell’Associazione antimafie daSud e delle attività per il contrasto della dispersione scolastica e per il rilancio del territorio che svolge nella periferia del quadrante est della Capitale. Ciascun/a artista è stato/a chiamato/a a realizzare un’opera illustrata – su un supporto non convenzionale, quale il vinile – ispirata a una figura rappresentativa della lotta alla criminalità organizzata, dei movimenti sociali e delle trasformazioni culturali che hanno rivoluzionato le pratiche di azione e di educazione nella storia del nostro Paese. La fumettista e illustratrice La Tram ha realizzato per questa occasione l’opera in vinile ispirata a Franca Viola.

Scopri l’artista e la figura a cui l’opera si ispira!

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LA TRAM

La Tram (Margherita Tramutoli) ha lavorato per anni come grafica per la cooperazione internazionale (Unesco, Ccivs France e altre Ong italiane e internazionali), per poi approdare all’illustrazione e al fumetto. Ha collaborato con il “Corriere della Sera”, “il manifesto”, “Jacobin Italia”, “L’Espresso”, “Linus”. Tra i suoi volumi, illustrati e a fumetti, L’ecologia spiegata ai bambini (BeccoGiallo), La bellezza di Medusa e gli altri volti del mito (De Agostini), Post Pink (Feltrinelli Comics), La prima bomba (con Marco Rizzo; Feltrinelli Comics). Insegna Teoria del colore alla TheSign – Comics & Arts Academy di Firenze.

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FRANCA VIOLA
Alcamo, 9 gennaio 1947

Franca Viola nasce da una modesta famiglia di mezzadri; sono gli anni in cui la riforma agraria provoca un gran fermento, con la scomparsa dei feudi e la nascita di un ceto di piccoli proprietari, che diventano i nuovi latifondisti. All’età di quindici anni, con il consenso dei genitori, Franca si fidanza con Filippo Melodia, nipote di un noto mafioso locale e membro di una famiglia benestante. Dato che Filippo viene accusato di furto e appartenenza a banda mafiosa, il padre di Franca decide di rompere il fidanzamento ma il giovane non molla. Le sue minacce di tipo puramente mafioso sono comunque rivolte al padre, al quale vengono bruciati la casetta di campagna e il vigneto. Bernardo Viola viene persino minacciato con una pistola, ma nessuno di questi strumenti lo spaventa abbastanza da fargli “mollare” la custodia della figlia.

Il 26 dicembre 1965 Melodia, con la sua banda di amici, si ripresenta a casa Viola e, dopo aver distrutto tutto e gravemente malmenato la madre, si porta via Franca e il fratellino che, poco dopo, viene rilasciato, Franca invece viene tenuta prigioniera prima in un caseggiato isolato e poi in casa della sorella del Melodia, ad Alcamo stessa. “Rimasi digiuna per giorni e giorni. Lui mi dileggiava e provocava. Dopo una settimana abusò di me. Ero a letto, in stato di semi-incoscienza”, racconterà Franca. Il 6 gennaio 1966 la polizia rintraccia il rifugio e riesce in maniera rocambolesca a liberare la giovane. Melodia viene arrestato con i suoi complici, ma conta evidentemente sul matrimonio “riparatore” che, come prevedeva la legge italiana, scagionava il rapitore che sposava la propria vittima.

Franca però rifiuta di sposarsi dando quindi avvio al processo, che si svolge nel dicembre del 1966. Il padre Bernardo decide di costituirsi parte civile malgrado le pressioni esercitate per dissuaderlo. L’attenzione di tutta la stampa locale e nazionale è altissima, sia perché è la prima volta che una donna sceglie di dichiararsi “svergognata” e sfidare le arcaiche regole di un “onore” presunto e patriarcale, sia perché in questa vicenda si ravvisa l’occasione di intaccare, almeno in parte, il potere della mafia. Il prezzo da pagare era altissimo: minacce, ricatti, l’opinione pubblica ostile, insomma una clausura stretta, con polizia fuori da casa giorno e notte e nessuna possibilità di lavoro per il padre. Ma la chiarezza della posizione di Franca risuonava come un monito a una società in movimento: “Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”.

Franca presenzia con grande coraggio a tutte le udienze. Melodia tenta di infangarla ulteriormente, raccontando che i loro primi rapporti risalivano all’epoca del loro fidanzamento, ed erano stati consumati nella casa dei genitori di lei. Il processo si conclude con la condanna ad 11 anni per Melodia e i suoi complici.

“Non ho mai avuto paura, non ho mai camminato voltandomi indietro a guardarmi le spalle. È una grazia vera, perché se non hai paura di morire muori una volta sola.”

L’attesa vendetta delle famiglie dei condannati, per fortuna, non arriva, e l’arciprete di Alcamo addirittura predica che tutto quel baccano farà restare Franca “zitella”. Invece Franca si sposa il 4 dicembre del 1968 con Giuseppe Ruisi, dal quale avrà due figli, nonostante le minacce di morte da parte di Melodia. Per il matrimonio arrivano gli auguri di Saragat, Presidente della Repubblica, di Leone, Presidente del Consiglio; Scalfaro, Ministro dei Trasporti, regala un biglietto ferroviario valido per un mese su tutta la rete ferroviaria italiana.

Sulla sua storia così esemplare è stato persino girato un film, La moglie più bella. Il suo ruolo è interpretato da una giovane Ornella Muti.

Filippo Melodia viene ucciso vicino a Modena poco dopo essere uscito dal carcere. Alcuni dei suoi complici vivono ancora ad Alcamo. “Li incontro ogni tanto. Preferisco evitarli, ma se non riesco li saluto e loro mi salutano, quasi sempre abbassano gli occhi. Magari anche loro sono stati ingannati, magari quello lì gli aveva detto quello che poi ha detto al processo, che io ero d’accordo a sposarlo ma mio padre no”.

Ma nonostante il coraggio di Franca abbia fatto da apripista a molte analoghe denunce, affinché il “matrimonio riparatore”, insieme con il “delitto d’onore”, escano dal codice penale come argomenti che legittimano di fatto la violenza su donne, fidanzate, mogli, si dovrà aspettare il 1981: l’altro ieri.