OccupyScampia? Come dire di no! Anche se non fossimo all’alba di una nuova guerra di camorra, anche se non ci fossero tweet e articoli di giornale a proporcelo, occupare fisicamente e occuparsi materialmente di un pezzo di Sud da liberare è un dovere di tutti noi. Ancor più se da quel pezzo di Sud arrivano mille esperienze che ci chiedono di aggiungere le nostre braccia alle loro per dare una spinta forte se non definitiva al controllo mafioso che marchia a fuoco e soffoca un territorio grande quanto una capitale europea.

È vero: l’occupazione è l’essenza stessa di uno spazio pubblico, ma l’occupazione di un giorno non fa la piazza e non rende “pubblico” lo spazio. #Occupy non è e non può essere un pomeriggio in piazza. #OccupyScampia sì, allora, se significa che finalmente contribuiamo a restituire un luogo fisico ai suoi abitanti, i tanti che vorrebbero riprenderselo e affidarlo “in custodia” ai nonni, ai nipoti, alle madri, ai sorrisi e alle urla. #OccupyScampia per costruire una società e un’economia diverse, perché il quartiere diventi “piazza di spaccio” di esperienze positive, di occasioni di lavoro, socialità e creatività.    Non accade in un giorno, ma se un giorno accade che cominciamo tutti a farci carico di quello che manca e a sostenere quelli che rappresentano l’altra Scampia – gli amici del Gridas, gli A67, Legambiente, Mammut e tanti altri – è un buon inizio. Occupiamo e occupiamoci di Scampia, dunque, innanzitutto imparando a conoscere la sua vivacità e le sue storie di resistenza che diventa speranza.

Non dobbiamo insegnare niente a nessuno, semmai dare ascolto e supporto a chi in quel quartiere, così come avviene in tutte le altre Scampia d’Italia, è già incamminato sulla strada alternativa a quella imposta dalle mafie e dalla mala politica.   #Occupiamoci di Scampia, dunque, partendo dai bisogni e dai passi avanti compiuti da chi è ogni giorno #OccupyScampia. E stavolta evitiamo l’errore di spegnere i riflettori il giorno dopo. I tweet  passano, le persone che hanno diritto a un quartiere diverso, in tutte le Scampa d’Italia, restano.

Raffaele Lupoli