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A Roma le mafie dominano molti luoghi e molti settori: dal centro alla periferia, con i singoli e con le classi dirigenti diffuse, dagli appalti pubblici ai servizi e il commercio, ma soprattutto passando per il mercato della droga che incide negativamente sui territori e che in una dinamica tutta perversa offre un welfare parallelo in grado di rafforzare il consenso sociale tra i clan e le fasce più deboli e povere della società, dai giovanissimi alle famiglie.
In questi decenni la risposta è stata l’immobilismo e nel migliore dei casi ricette troppo sbrigative e inefficaci: dall’impiego dell’esercito alla nomina di magistrati e uomini delle forze dell’ordine ad assessori alla legalità, passando per la promessa di telecamere e interventi repressivi limitati agli anelli più deboli della catena criminale. La lotta alle mafie si fa invece affiancando alla repressione un enorme lavoro di prevenzione, di costruzione di cultura e legami sul territorio tali da renderlo impermeabile agli interessi criminali.
L’Associazione daSud considera l’antimafia un punto di vista per l’agire pubblico e privato, una lente attraverso cui guardare a tutte le politiche. A seguire elenchiamo alcuni spunti di riflessione e proposte concrete:
1. #Sgomberailboss Con questo hashtag l’Associazione daSud ha denunciato in campagna elettorale ai candidati – senza purtroppo avere risposte – il grave ritardo nel riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alle mafie. A parte qualche decina di piccole buone pratiche, la macchina della gestione delle centinaia di immobili insistenti sul territorio capitolino non è mai partita davvero. Le sue regole sono ignote e i suoi tempi indescrivibilmente lunghi. Occorre un ripensamento radicale dell’intera filiera, dal quale si potranno liberare spazi ed energie preziosi per una città in cui la questione degli spazi per la cultura e per il welfare è drammatica. Servono regole certe per l’assegnazione a fini sociali e il monitoraggio di tali assegnazioni, serve che questi beni diventino davvero il biglietto da visita di una città che sottrarre alle mafie quello che loro hanno ingiustamente e illecitamente sottratto alla collettività.
2. Municipi senza mafie All’inizio della passata consiliatura daSud aveva lanciato una sfida all’amministrazione capitolina e a tutte le amministrazioni municipali. Abbiamo sottoscritto con tutti i Presidenti di Municipio il protocollo “Municipi senza mafie”, fondato sul loro impegno – da verificare pubblicamente anno dopo anno – ad adottare misure concrete in alcuni settori: corruzione nella macchina amministrativa, trasparenza di appalti e gare, gestione dei beni confiscati, lotta al gioco d’azzardo, iniziative nei campi dell’istruzione e formazione. I presidenti si impegnavano ad accompagnare l’iter di attuazione del Protocollo con un approccio partecipativo e rendicontando periodicamente alla cittadinanza. Auspichiamo di poter discutere con lei di questo piccolo strumento messo a disposizione della città per attivare l’attenzione su queste tematiche e mobilitare al tempo stesso il livello amministrativo centrale, quello decentrato e i cittadini. Con una raccomandazione sull’interpretazione che ci piace ripetere sempre: nessun protocollo per daSud è una certificazione antimafia, ma uno strumento di stimolo e controllo. Su cui fare un controllo e un rendiconto pubblico.
3. Consiglio comunale aperto Assieme a tante altre realtà sociali della Capitale, pochi mesi dopo i primi arresti nell’ambito dell’inchiesta Mondo di mezzo, abbiamo chiesto – purtroppo senza successo – che si desse finalmente avvio a una discussione pubblica, aperta e rigorosa sullo stato della città, sul radicamento delle mafie, sulle strategie da mettere in campo. Una discussione che deve iniziare nella casa di tutti i romani: il Campidoglio. Sarebbe un segnale importante se fosse la sua giunta a convocare una riunione straordinaria aperta dell’Assemblea capitolina sulle mafie a Roma. Lo stesso potrebbero fare i Municipi su suo stimolo, per entrare più nel dettaglio delle specificità di ciascun territorio in questo ambito.
4. Banca dati su mafia e antimafia Lungi da noi evocare la costituzione di osservatori e commissioni, le chiediamo di farsi carico di individuare all’interno della macchina amministrativa gli uffici più adatti a prendere in carico l’onere di costituire una banca dati accessibile a tutti i cittadini contenente le informazioni su tutto ciò che riguarda la presenza della mafie nella Capitale: atti di giunta e Consiglio, costituzioni di parte civile, analisi e dati, elenco delle associazioni antimafia con relative attività ed eventuali fondi ricevuti da Roma Capitale, e così via.
5. Buone pratiche antimafia Roma Capitale dovrebbe adottare, in diversi ambiti e con diverse modalità operative, iniziative volte a promuovere quelle che daSud definisce buone pratiche antimafia, attribuendo forme di riconoscimento e premialità ai soggetti – singoli o organizzati che siano – che mettono in campo iniziative finalizzate a contrastare gli interessi mafiosi in città. A titolo di esempio, si possono offrire agevolazioni agli esercizi che denunciano il racket così come a quelli che si impegnano a non installare apparecchiature per il gioco d’azzardo. L’Amministrazione dovrebbe individuare e incentivare tutte quelle pratiche che pur non esplicitando la valenza “antimafiosa”, di fatto sortiscono il risultato di sottrarre occasioni e braccia alle mafie presenti in città.